Marattin (Pd): “Sfioramento 3%? Dichiarazione pericolosa, il Paese andrebbe a carte 48”

“Spread? L’anno è iniziato peggio del 2011. Di Maio parla da leader populista sudamericano, le sue dichiarazioni sono buone per il Venezuela”

Luigi Marattin

Luigi Marattin, Capogruppo Pd in Commissione Bilancio della Camera, è intervenuto a Radio Cusano Campus e sulle dichiarazioni di Salvini (‘Sfioreremo il tetto del 3%’) ha detto: “E’ una dichiarazione pericolosa, che ancora una volta indica un po’ di approssimazione nei confronti di una cosa seria come i conti pubblici. Se noi portiamo il deficit al 2,9%, significa che il debito di questo Paese in rapporto al Pil riprenderà a salire dopo 4 anni che era rimasto stabile. E un debito che riprende a salire da un livello molto alto significa far perdere ulteriormente la fiducia a chi ci presta 400 miliardi di euro l’anno per far andare avanti la macchina pubblica. Le finanze pubbliche del nostro Paese andrebbero a carte 48 molto velocemente. Si sta scherzando col fuoco. Più che affermazioni del genere fatte in qualche comizio per apprendere applausi o like su facebook, io comincerei a prestare un po’ più di attenzione alle finanze pubbliche di questo Paese”.

Sullo spread. “Se volessimo fare un confronto con il 2011, non inizierebbe benissimo. Da maggio a settembre del 2011 lo spread aumentò soltanto di 150 punti, nello stesso periodo quest’anno è aumentato di 170. Quindi confrontando il periodo omogeneo la situazione sta iniziando anche peggio rispetto al 2011. E’ vero che rispetto al 2011 è un altro mondo perché non c’è l’Europa in crisi, i tassi sono più bassi, ecc…”.

Sulle parole di Di Maio (“Ascoltiamo i cittadini, non le agenzie di rating”). “Certe dichiarazioni sono buone per il Venezuela, sono buone per i populismi sudamericani, per il blog di Grillo probabilmente. Ma non è che si fa un favore al Paese nel dire che un conto sono i mercati e un conto sono i cittadini, perché un Paese che ogni anno si rivolge al mercato per chiedere in prestito 400 miliardi per far andare avanti la macchina pubblica non può permettersi di instillare nei cittadini il dubbio che ci sono i mercati cattivi e poi i cittadini che sono la parte buona. Questo è un messaggio da paese populista sudamericano degli anni 80”.

Sulla possibile cancellazione degli 80 euro per finanziare il reddito di cittadinanza. “Da un punto di vista teorico si può fare tutto. Se si tolgono 10 miliardi di euro che arrivano a 10 milioni di italiani bisogna vedere a chi li si dà. A livello macroeconomico non cambia nulla perché togli 10 miliardi e dai 10 miliardi, bisogna vedere se nel quadro macroeconomico questa redistribuzione è un guadagno o una perdita. Gli 80 euro secondo noi hanno funzionato perché hanno un po’ supportato i consumi. Se si decide che non è più quella la priorità bisogna capire quei soldi a chi vanno. Non vedo però ragionamenti scientifici del governo, vedo una guerra di slogan, per demolire quello che ha fatto il governo Renzi e avere qualche like in più sui loro profili facebook”.

Sulle dichiarazioni di Franceschini («Evitiamo che l’asse di governo si saldi»). “Insinuarsi nelle contraddizioni di Lega e M5S mi pare una cosa più strana, perché il gruppo parlamentare dei 5 Stelle è fatto da persone che non è che si fanno insinuare da qualcuno. Sono persone che hanno firmato un contratto con una società privata, quindi non credo che con le manovre di palazzo si arrivi da qualche parte. Bisogna invece costruire un’alternativa politica che faccia tornare gli elettori dai 5 stelle al centrosinistra”.