Manovra e confusione – di Marco Zacchera

Non so davvero come finirà l’ennesima riscrittura della manovra economica di agosto che ogni giorno si avvita su se stessa con qualche novità. Rispetto all’inizio mi sembra ci sia un po’ più di equità e chiarezza e soprattutto sono stati un po’ ridotti i tagli ai Comuni e rinviata ad una legge apposita la cancellazione delle piccole province, tra le quali quella di Verbania.

Il dubbio che mi resta  è perchè ci siano così tante remore – in un momento di obiettiva difficoltà mondiale – a far pagare maggiormente il peso delle difficoltà a chi più se lo può permettere.
Giusto far pagare alla classe politica, deputati in testa, ma anche a quei burocrati di stato che – sconosciuti ai più – guadagnano ben di più dei parlamentari occupando migliaia di posti in penombra e certo… non di grande stress. Così come è giusto tassare chi ha i redditi alti ma colpire duramente chi li avrebbe…se li denunciasse.

Non capisco poi, visto che  è necessaria una dura lotta all’evasione, perchè si debba limitare l’arresto dei contribuenti infedeli al di sopra della fantastica cifra di 3.000.000 di euro di tassa evasa. Ma chi mai evade questa somma? Certo non un contribuente normale, ma al massimo qualche società di comodo… Ma se il “rischio di arresto” scendesse a somme molto più basse (magari anche solo 100.000 euro) ecco che allora qualcuno forse starebbe più attento.

Certo che se – prima di pubblicizzarli – i decreti fossero approfonditi un po’ meglio (ma chi li scrive?!) una parte di critiche sarebbero risparmiate. L’esempio della proposta di taglio dei riscatti del servizio militare e della laurea ai fini pensionistici decisa un giorno e cancellata quello dopo ne è una plastica dimostrazione.

Partecipando nei giorni scorsi a molti incontri con gli amministratori locali mi sono poi ancora una volta reso conto di quanto anche certi giornali siano lontani anni-luce dalla realtà.  Con superficialità estrema si sono letti e si leggono titoli su titoli per la “Casta” equiparando poltrone ben pagate (come le nostre in parlamento) a decine di migliaia di sindaci e consiglieri in piccoli comuni dove è invece il volontariato a contare e l’impegno è diretto e personale, altro che poltrone! Eppure su queste cose ho letto una demagogia sfrenata.

Certo che occorre rivedere il numero dei comuni, accorpare i servizi e risparmiare, ma lo si faccia dove è logico, non con norme scritte in modo cretino, come nella prima battuta della manovra.
Ai legulei ministeriali andrebbe spiegato che sono ad esempio “contigui” anche i comuni di montagna, perchè un monte unisce sempre due o più versanti, ma con paesi che però  magari sono irraggiungibili l’uno dall’altro. Nella mia provincia – applicando le norme inserite nel decreto in prima battuta – sarebbe stato necessario unire comuni distanti anche 80 km l’uno dall’altro e irraggiungibili d’inverno. (…)

Lo stesso discorso vale per le province che l’opinione pubblica vuole smantellare, ma che – formata da  non addetti ai lavori – non si rende conto che occorre un organismo di raccordo tra comuni e regioni soprattutto nelle zone di periferia dove i capoluoghi regionali sono distanti. In Piemonte ci sono oltre 1000 comuni: li vedete contattare tutti lo stesso ufficio regionale? E’ evidente che serve un organismo intermedio – lo si chiami poi come si vuole – e credo che sia proprio ogni singola regione a dover strutturarsi al meglio conoscendo le necessità e il territorio. Ma “federalismo” è anche prevedere che queste cose vengano scelte dal basso e non imposte dall’alto, ovviamente mettendo chiari paletti di spese.

Perchè la vera riforma sarebbe allora non concedere “a vita” un posto pubblico, ma condizionarlo al rendimento e magari pretendere un orario un po’ più pesante a tutti i dipendenti pubblici, dalla scuola agli enti locali: 36 ore settimanali non possono bastare. Se il baratro dell’indebitamento è legato al pubblico impiego si pubblichino finalmente i numeri dei dipendenti pubblici divisi per ente e li si valuti a parità di popolazione: ecco che salterebbero fuori le criticità vere di una repubblica nata sui furbi.

Così come bisogna avere il coraggio di affrontare finalmente il problema delle “regioni autonome” che rappresentano costi esagerati e non hanno più alcuna necessità. Perchè in Alto Adige si devono ricevere fondi infinitamente più alti rispetto ai comuni delle montagne dell’Ossola? Perchè in Sicilia tutto deve costare di più e nel Sud spesso i risultati sono peggiori in termini di servizi? Perchè l’immondizia a Napoli (quando è raccolta) costa in tassa rifiuti ai napoletani fino a quattro volte di più che non a Firenze? Qui stanno i nodi di fondo che troppe volte la classe politica – di qualsiasi colore – non vuole o non sa affrontare e risolvere.

Avevo detto e scritto che senza cambiamenti non avrei votato la manovra: i cambiamenti ci sono stati e sono apprezzabili, ma sarebbe una buona occasione per finalmente fare di più e quindi il giudizio continua restare sospeso. La vera riforma che serve all’Italia sarebbe comunque di mentalità, di costume, di responsabilità solidale, prima ancora che economica!

*deputato PdL e sindaco di Verbania

NESSUN COMMENTO

Comments