Magistratura, Lettera aperta al presidente Napolitano – di Roberto Pepe

Caro Presidente Napolitano,

rivolgo alcune domande a Lei, facendo riferimento anche alla Sua carica di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

E’ giusto che un magistrato vada a tenere comizi sotto l’egida di partiti politici, lanciando accuse pubbliche a carattere giuridico contro altri politici, organizzazioni, sistemi politici ed, addirittura, contro altre sentenze? Quale grado di sicurezza di imparzialità di giudizio potrà avere un cittadino sottoposto ad un qualsiasi procedimento da parte di questo magistrato? Dove si ferma, secondo Lei, la libertà di espressione politica individuale e la superiore esigenza di apparire, oltre che di essere, super partes nel difficile compito di giudicare? Perché un militare ha il divieto giustissimo di manifestare pubblicamente le proprie convinzioni politiche, in quanto, egli, rappresenta il difensore armato di “tutti” gli italiani a prescindere dalle singole posizioni sociali,  mentre un magistrato – difensore togato della giustizia – non deve essere considerato un pari “servitore” della Patria, ma un “deus ex machina” esterno?

Se dopo la fine dell’ultima guerra, a causa dei blocchi contrapposti, fu comprensibile creare un autogoverno come il CSM che non fosse succube delle pressioni esterne, è ammissibile che persista tuttora, con la scusa dell’indipendenza giudicante, uno Stato nello Stato, al di fuori dello stesso Stato di Diritto nazionale che dovrebbe essere, in toto, egualitario con i restanti cittadini?

L’assurdità sta proprio qui: che un magistrato che goda già di uno stato di diritto separato da quello dello Stato, invochi il principio di manifestare liberamente, intervenendo nei fatti politici, avvalendosi delle libertà concesse da quello Stato di Diritto da cui si sente avulso, disconoscendone, però, i soli doveri (tipo: responsabilità individuale) … Così è comodo: usufruisce solo dei diritti, saltellando di qua e di là e fa quello che gli pare! Le pare giustificata, caro Presidente, questa sensazione di “sopraffazione istituzionale” che pervade molti italiani?

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