Made in Italy, Prosecco sempre più americano – di Roberto Zanni

‘Prosecco production bubble past Champagne’. Sono le bollicine del Prosecco che superano lo Champagne. Lo dicevano i numeri già da qualche mese. Lo confermano negli Stati Uniti anche i titoli dei giornali. L’ultimo è del Miami Herald che con la foto di una bottiglia di Mionetto ha brindato al passaggio delle consegne. "Il re è morto. Lunga vita al re". Comincia così la celebrazione del nuovo re delle bollicine, che non è più negli Stati Uniti ‘made in France’, ma rigorosamente ‘fatto in Italia’. Perchè la novità, se così vogliamo chiamarla, è che non c’è solo il dato dell’Osservatorio economico italiano dei vini, che ha dichiarato, solennemente, che nel 2013 nel mondo sono state distribuite 307 milioni di bottiglie di Prosecco, contro le 304 di Champagne (anche se in realtà la cifra vera sarebbe ancora superiore, 312 milioni), ma c’è anche la constatazione quotidiana, nei ristoranti, nel bar americani.

L’Happy Hour, quell’invenzione anglosassone, che premia esercenti e clienti, le ore di sconto sugli alcolici, si vende di più, si consuma di più, adesso è stato conquistato anche dal Prosecco. Quello che in Italia era una vecchia abitudine, l’aperitivo a base di Prosecco, negli States è diventata popolare da una costa all’altra. Perchè? Una bottiglia di Prosecco, quello buono ovviamente, negli USA raramente supera i 20 dollari, a differenza dello Champagne per il quale invece, c’è bisogno almeno del doppio. Oggi il Prosecco dalla generazione di americani che possono bere alcool, dai 21 anni in avanti, è considerato ‘cooler’ rispetto allo Champagne. Se ‘cool’ in italiano si può tradurre come ‘figo’, ecco che il Prosecco lo è sicuramente più dello Champagne.

Non c’è poi solo una questione di prezzo e di moda: per gli americani il Prosecco è anche più facile da bere, più gustoso, leggero come una piuma e le bollicine vanno sotto pressione della metà rispetto al rivale francese, rendendolo più cremoso al palato. È meno alcolico e a volte anche leggermente più dolce e spesso è servito ‘cooler’ che in questo caso riprende il significato originale della parola, cioè più fresco, permettendo alle bollicine di stare più unite.

Insomma, il Prosecco per gli americani è ‘cooler’ in tutti i sensi paragonato allo Champagne. Però, come per tutto quello che è italiano, si deve fare attenzione e lo dice anche l’esperto del Miami Herald, Fred Tasker, che mette in guardia dalle imitazioni venute male che arrivano dall’Australia e dal Brasile e anche dalle orribili pubblicità, come quella dove Paris Hilton, l’ereditiera nullafacente, pubblicizza un prosecco (abbiamo usato la minuscola appositamente) che si può bere con la cannuccia da una lattina. "È l’ultimo schiaffo in faccia" e questa volta lo dice un celebre blogger di vini, Walter Speller citato da Tasker.

Oggi il Prosecco negli States è il vino che bevono i più giovani, è quello dei picnic, ed è quello che meglio si accompagna a frutti di mare, crostacei, risotti, pesce e pollo, ma che si unisce bene anche con crostatine di frutta non troppo dolci. Un ampio panorama che il Prosecco si è conquistato con la qualità dei propri esponenti e adesso è facile vedere sugli scaffali del supermercato le marche più celebri alle quali siamo abituati in Italia. Anche quelle di Valdobbiadene. Perchè, tornando ai numeri, dei 307 milioni di bottiglie ufficiali, almeno 241 milioni sono ‘doc’ e di queste 70 milioni (dogc) portano a Conegliano-Valdobbiadene e un milione ad Asolo.

Il settore ‘doc’ nel 2013 ha registrato un aumento dell’export del 24,2% rispetto all’anno precedente, mentre le previsioni per il 2014 sono ancora più rosse, dal momento che dovrebbero superarsi i 260 milioni di bottiglie di Prosecco doc, che diventerebbero, complessivamente nel mondo, oltre 330 milioni. Con il mercato degli Stati Uniti con cifre da ‘number one’. Il mondo Prosecco prevede il metodo italiano o Martinotti, in grandi cisterne, da un solo vitigno (Glera) a differenza dello Champagne che invece ha più di un vitigno (Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier e altri) con rifermentazione in bottiglia, ha la sua zona più celebre nella collina del Cartizze. Qui nasce il Prosecco dogc, il Prosecco superiore di Conegliano-Valdobbiadene, ma dogc è anche quello della zona di Asolo, mentre quella del Prosecco si allarga su nove province del Friuli e del Veneto. Qui ci sono le uve e le cantine, qui si fa la vendemmia e si imbottiglia. Poi si parte alla conquista del mondo.