Made in Italy, l’America impazzisce per l’aperitivo italiano – di Roberto Zanni

Moda, auto, gastronomia… L’elenco è lungo: agli Stati Uniti piace sempre di più il ‘made in Italy’. Se si devono enumerare tutti i settori dell’industria italiana che stanno avendo successo negli USA, non ci si ferma solo ai più noti e a quelli che hanno più tradizione. Perchè se a Miami hanno scelto i vagoni della metro della AnsaldoBreda, se la cantieristica italiana negli States ha uno dei mercati più importanti, se il ritorno dell’Alfa Romeo sulle strade a stelle e strisce è stato accolto con una standing ovation (e gli esempi potrebbero continuare) vuol dire che l’Italia, nonostante tutto quello che si dice e si pensa, continua a far valere la sua importanza, in tutti i settori, a livello mondiale.  

Perchè se negli Stati Uniti il ‘tricolore’ va sempre  più forte, e la conferma arriva anche dalle previsioni degli export, in grande crescita per i prossimi anni, significa che il ‘made in Italy’ può competere, e vincere con chiunque, perché qui (bisogna dirlo?) la concorrenza non ha eguali, da nessuna parte. Ecco allora che ogni giorno, statistiche e numeri alla mano, si scopre, o meglio dire, si ha la conferma di un boom italiano negli Stati Uniti che non si ferma, anzi ogni giorno si trasforma in qualcosa di ancora più importante. Tutti i settori, nessuno escluso. Anche per gli aperitivi.

Sì, l’aperitivo italiano sta avendo un grande ritorno negli States. Negli ultimi anni l’interesse dei mixoligisti, ci si riferisce a cocktail, e dei consumatori statunitensi verso l’aperitivo italiano sta aumentando. Liquori e amari ‘made in Italy’ piacciono sempre più e l’America, per una delle nostre industrie più potenti nel settore, la Campari, si è trasformata nel mercato imprescindibile: nel 2013 infatti il 40,9% delle vendite del gruppo venivano dal Nord e dal Sud America e valutando i singoli mercati gli Stati Uniti, per volume, si sono piazzati secondi solo dietro all’Italia stessa. Ecco che allora la Campari, che solo il mese scorso ha acquistato un brand canadese, Whisky Forty Creek, per la non disprezzabile cifra di 120,5 milioni di euro, anche per rafforzare la propria presenza sul mercato americano, ha aggiunto al suo ‘pacchetto’ anche un altro nome famoso, la Fratelli Averna, passata sotto la sigla milanese per altri 103,75 milioni.

"Con l’acquisto del gruppo Averna – ha spiegato l’altra settimana Bob Kuntze Concewitz, l’amministratore delegato della Campari – continuiamo ad accrescere il portafoglio dei nostri prodotti premium, per generare ‘massa critica’ nei grandi mercati dell’Europa centrale e potenziale di crescita negli USA, obiettivi che trovano conforto dai numeri Averna, con il 35% delle vendite che è fuori dai confini nazionali".

Si vuole consolidare la presenza in Europa, ma grande attenzione va verso il mercato d’oltre oceano. Gli Stati Uniti rappresentano un obiettivo strategico e offrono opportunità che da altre parti non è possibile nemmeno immaginare. Così un altro marchio del gruppo, Aperol, sta portando avanti un’altra operazione imperniata sul mercato a stelle e strisce: la ricerca del volto americano dello ‘spritz’ cioè l’aperitivo, che è molto popolare in Italia e che l’azienda codifica in tre parti di vino prosecco, due di Aperol e una di soda. E negli Stati Uniti si tratta di un cocktail che può arrivare a costare fino a 10, 15 dollari, prezzo molto più alto di quello riscontrabile Italia. Ecco allora che si sta cercando di posizionare lo spritz come ‘Aperol Spritz’ ed è partito anche un concorso online per la ricerca del ‘volto americano’ che si trasformerà nel testimonial dell’Aperol Spritz. Una operazione che, per ora, si limita ai mercati di Los Angeles, Miami, New York e San Francisco: si tratta di un ‘lavoro’, per coloro i quali saranno scelti, che si preannuncia piacevole, e cioè visitare i locali più trend della città e verificare che lo spritz ‘made in Aperol’ sia fatto come la stessa Aperol comanda. Testimonial-assaggiatori, si può dire così?

Ma per avere l’ok bisogna anche essere in possesso di qualità particolari, che cominciano con standard europei, insomma un minimo di classe in più rispetto a quella che probabilmente tutti possono avere. Non ci sono trucchi e nemmeno inganni, i candidati devono infatti presentare un video di 15 secondi con il meglio di se stessi, perchè, non c’è dubbio, la concorrenza sarà tanta e per batterla bisogna avere qualche cosa in più. 

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