L’uomo, la donna, il sesso, l’amore. Tutto è cambiato. O no?

Per l’uomo l’amore è una delle pagine del libro della vita, per la donna l’amore è il titolo e la trama dell’intero romanzo

La donna e l’uomo vivono l’amore in modo completamente differente, da che mondo è mondo. L’interpretazione del più labile sentimento se trascurato ma al tempo stesso più forte legame dell’essere umano ha subito una sorta di metamorfosi in pochi decenni.
Per la donna l’amore è l’aspetto prioritario della propria esistenza, nel quale investire tutto il proprio tempo, mettendoci tanta pazienza, dedizione e passione. Tutt’altro è il significato che l’uomo dà a questo ineguagliabile sentimento, il maschio lo vive come uno dei tanti aspetti della vita, altrettanto forte ma non altrettanto indispensabile.

Per l’uomo l’amore è una delle pagine del libro della vita, per la donna l’amore è il titolo e la trama dell’intero romanzo.

La parola amore (Kama) deriva dal sanscrito, lingua indoeuropea attestata nell’india a partire dal X secolo prima della nascita di Cristo, il cui significato è desiderio, passione, attrazione, tutto allo stesso tempo e nello stesso istante.

In Grecia i filosofi che si occuparono del più antico e appagante dei sentimenti, quando di esso si ha il dovuto rispetto, lo distinsero in tre forme diverse, l’Eros, amore carnale e passionale, il Philos, amore fraterno, l’Agape, l’amore spirituale, suddividendolo in tutti gli aspetti che l’amore può assumere nella vita.

I latini lo chiamavano amor ma è nel suo plurale che il suo significato assume la sua più alta definizione, amors, a-oltre- mors-morte-, oltre la vita, ciò che è immortale, un sentimento capace di superare l’orizzonte temporale terreno di chi da esso è stato invaso, quando Cupido ha scoccato la sua freccia colpendolo al cuore.

Gli esempi storici di cosa questo sentimento sia stato capace di fare, nel bene e nel male, sono innumerevoli, guerre come quella di Troia, scoppiata per l’amore tra Elena moglie del re greco Agamennone e Patroclo principe Triano figlio del re di Troia Priamo, sconvolgimenti incredibili come la stessa bellezza e l’immenso fascino di Cleopatra ha causato a Roma, il grande Giulio Cesare stesso e poi Marcantonio ne furono l’esempio, gli artefici e i succubi, continuando con innumerevoli altri esempi in ogni angolo del mondo sin ai tempi nostri.

Oggi, come prima, all’uomo manca la consapevolezza di quanto sia per le donne importante l’amore, limitandosi ad apprezzarne solo l’aspetto esteriore, senza sforzarsi più di tanto di voler comprenderne che la forma espressa esteriormente non è che la buccia, difficile arrivare al frutto, al suo sapore e al profumo che c’è dietro l’apparenza del linguaggio corporeo.

Negli ultimi decenni molto è cambiato e sta cambiando, l’emancipazione femminile sempre più voluta e caparbiamente e giustamente ottenuta, la frustrazione dell’uomo sempre più cosciente dell’evoluzione della parità dei sessi, la famiglia stessa rivista nella sua forma e nella sua sostanza dalle unioni civili, stanno trasformando definitivamente e cambiando forse per sempre la storica versione dell’amore nel suo più antico significato.

Quella che già era una combinazione complessa di sentimenti umani quali la stima reciproca, il rispetto per la procreazione, la fedeltà all’amore intesa come fonte di eternità, unitamente ai comportamenti da dover avere, alle azioni da dover compiere, che hanno reso immenso e ineguagliabile il sentimento più ricercato dalle donne, sta scomparendo per lasciare il posto alla mala-educazione del vivere i sentimenti non più profondamente, con spirito di sacrificio e perseveranza; ci stiamo allontanando sempre di più dall’eterno e avvicinando velocemente al quotidiano, allo scontato, all’insignificante e frivolo desiderio di avere tutto e subito.