Lo scudetto resta all’Inter, e gli avvocati affilano i coltelli! – di Simona Aiuti

Dunque è deciso, almeno per il momento, che lo scudetto indegnamente sfilato alla Juventus nel 2006 resterà all’Inter. Sì certo, ci sono le intercettazioni; sì certo, è inconfutabile la colpevolezza protratta nel tempo; sì, Moggi ha visto il suo castello accusatorio crollare miseramente. Però forse c’è per un pelo la prescrizione, quindi tra un cavillo, una norma inventata, un balzo burocratico, una piroetta pseudo sportiva, possiamo dire che la dirigenza interista l’ha fatta franca e l’aver dimostrato a Napoli, nel dibattimento che Moggi non è Barbablu, sembra che sia servito a poco.

Non c’è una sola telefonata di Luciano Moggi, grave e compromettente come quelle emerse coinvolgenti i dirigenti interisti, che chiedevano e ottenevano. Oggi si dice che lo facevano per ottenere un trattamento equo, che tenero proposito!

Ogni principio di giustizia sportiva va a farsi friggere e i vecchi tromboni gongolano, tranquilli come bimbi nella culla dopo la poppata.

Ebbene, in questi anni, lentamente, ma in modo costante, è cresciuta una coscienza e una consapevolezza che ha fatto rialzare la testa anche a quei pochi juventini che erano un po’ frastornati dopo la scivolata in serie B.

Guida il popolo di circa quattordici milioni di tifosi Andrea Agnelli, che ha deciso in modo fermo di non accettare un ostracismo talebano e una ottusa e miope giustizia sportiva non degna di un paese democratico.

Che l’Inter l’abbia fatta franca negli anni sessanta, dopata come ha affermato più volte Ferruccio Mazzola, ahimè messo all’indice e zittito, è stato anche digerito, ma che ora dopo l’affare Recoba, passaporti, patenti e quant’altro, arrivando anche all’affare Calciopoli, attraversi tutto indenne e intonsa come un gruppo di chierichetti, ci sembra davvero grottesco.

Dunque, si poteva chiudere la faccenda con un po’ di buon senso, conciliare, e invece si vuole continuare il braccio di ferro. Allora canteranno i tribunali e se questo dovrà costare il blocco del campionato italiano, risarcimenti milionari alla Juventus ampiamente danneggiata ingiustamente, anni di udienze rimpolpate di prove e testimonianze che porteranno solo acqua al mulino juventino, bene, noi abbiamo tempo e soprattutto abbiamo ragione!

Andare in tribunale è un grosso rischio, infatti, tutti si impantaneranno, ma chi è causa del suo male, pianga se stesso.

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