Lo sbaglio di Silvio, illusione del centrodestra – di Andrea Di Bella

The leader of the Forza Italia party Silvio Berlusconi celebrates 29 March 1994 results from polls giving him and his coalition partners, the Northern League and the National Alliance, a majority of seats in Italy's parliament.

Nato e cresciuto con la consapevolezza che avrebbe potuto realmente cambiare le sorti di questo Paese, impelagato tra estenuanti trattative e mediazioni con i due partiti di maggioranza che al loro interno riservano assai più correnti di quanto ne possa mai avere il più correntizio mare, c’è da ammettere che Silvio Berlusconi non è mai stato un dio della politica ma anzi l’illuminata illusione del centrodestra. Dopo innumerevoli ingressi nell’urna, e dopo parecchie schede sbarrate anche sul suo nome, oggi più che mai c’è da rendersi conto dell’errore più grande che si sia mai potuto commettere: portare i partiti che hanno perso le elezioni nel 2008 a contrattare per un governo tecnico espressione di un lavorio parlamentare simbolo di un’Italia lontana, uno sparigliare totale rispetto alle visioni di legittimazione popolare a cui lo stesso Cavaliere ci aveva, almeno questo meno male, abituati. L’errore più grande, perché errore è stato, è stato quello di insistere fino alla fine, scassando la filettatura di una lampadina ormai fulminata, ed un partito di maggioranza contraddetto al suo interno quasi allo stremo.

Se questo è il risultato, cioè un governo imbastito in tutta fretta per dare quelle risposte che la santa Europa si aspetta, situazione in mano esclusiva al Capo dello Stato, è possibile dire che la missione di Silvio Berlusconi è totalmente fallita. Se l’intento era quello di lasciare all’Italia un grande partito unitario del centrodestra che mettesse insieme quel che restava degli ex fascisti, i liberali forzisti e i moderati centristi, oggi questi intenti vengono prevedibilmente disattesi e anzi profanati. Avrebbe dovuto fare un passo indietro con la maggioranza parlamentare in tasca, Berlusconi, così da avere ancora ampio margine di manovra dinanzi al Presidente della Repubblica, e la possibilità di allargare la maggioranza all’Udc favorendo la ricomposizione di quel fronte moderato dei partiti facenti parte del Ppe in Europa, mantenendo così saldi i ranghi di una coalizione ora sfaldatasi irrimediabilmente. Inutile contrattare per un sottosegretario; inutile anche mantenere alcuni ministeri.

Col berlusconismo termina anche la speranza di quei tanti italiani che hanno creduto alla discesa in campo del Cavaliere nel 1994, alle riforme liberali annunciate e ai programmi elettorali spediti a milioni di famiglie. Con il berlusconismo finisce il centrodestra per come siamo stati abituati a conoscerlo. Un libera tutti inconcludente, un sacrificio troppo grande per quei tanti cittadini che si sono illusi di credere in qualcosa. Se dev’essere, siano gli italiani quindi a ricomporlo, quel centrodestra. Lo si decida dal basso il leader, lo si decida dal basso il programma elettorale. Si dia adesso a loro lo scettro democratico della legittimazione popolare, spauracchio per la sinistra e vanto, eventualmente, di una nuova destra moderna ed europea.

Freedom24

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