L’Italia non è un Paese per giovani, forza giovani! – di Antonio Gabriele Fucilone

Italian Flag in the Shape of Italy --- Image by © fstop/Corbis

L’Italia non è un Paese per giovani. Il nostro Paese ha una classe dirigente la cui età media è di 59 anni. Questo ci deve fare riflettere e bisogna capire il perché di questa situazione. Io penso che, in primo luogo, manchi la meritocrazia. Una cultura veramente meritocratica, infatti, farebbe sì che emergano i giovani più capaci, volenterosi e propositivi. Invece, questa scarsa meritrocrazia ha fatto emergere per lo più giovani incapaci che spesso si sono adagiati su ciò che hanno fatto i vecchi, nel bene e nel male. In secondo luogo, la classe dirigente esistente ha dato troppo poco spazio ai giovani. Ad esempio, in Italia si fa poca ricerca scientifica. Anche entrare nell’imprenditoria è cosa ardua per un giovane. Io faccio parte di un gruppo,  il Circolo "Roncoferraro Giovani e Futuro", che ha anche una pagina di Facebook. Giovedì scorso, il circolo aveva organizzato un convegno con esperti del settore. La problematica che era emersa è la questione di una burocrazia elefantiaca che spesso scoraggia un giovane dall’aprire un’attività. Anche per quanto riguarda i lavori più umili, i giovani sono penalizzati. Coloro che gesticono le aziende preferiscono risparmiare, preferendo la sussistenza all’innovazione. Ciò li ha spinti, ad esempio, ad assumere gli immigrati. A ciò si unisce anche un’altra cosa, l’atteggiamento dei giovani. Sembra, infatti, che questi ultimi si siano arresi e si siano lasciati prendere dall’individualismo, staccandosi (di fatto) dalla loro realtà e preferendo andare in discoteca o stare davanti ad un computer a guardare i social network oppure seguendo nei vizi e nelle virtù i vecchi, senza apportare innovazioni e miglioramenti. Ora che c’è una crisi, molti giovani non sanno più cosa fare e si limitano a contestare sterilmente, senza essere costruttivi. Questa è l’antipolitica. In queste condizioni, anche i giovani che vogliono essere costruttivi vengono mortificati. Le cose possono cambiare se cambiano i giovani. Questi ultimi debbono rimboccarsi le maniche e fare vedere agli altri che valgono. Altrimenti, il declino sarà inevitabile.

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