L’Italia in rivolta. E se c’era Berlusconi? – di Roberto Pepe

Di una cosa bisogna dare atto a Berlusconi: è uscito di scena ne’ un attimo prima, ne’ un attimo dopo! Ma vi immaginate cosa sarebbe successo se fosse stato portato in Parlamento  dal Cavaliere il pacchetto anticrisi proposto da Monti, il quale Premier non ha fatto altro che ricalcare le impostazioni economico-finanziarie del precedente Governo, mai attualizzate per motivi contingenti di attrito interno alla precedente coalizione fatta di trote e sputi sul tricolore?

Se si sono verificati con questa nuova amministrazione  governativa di super titolati professoroni e tecnici, puntellata da una grande maggioranza fino a ieri su campi contrapposti,  quei vergognosi blocchi che hanno trasformato la Sicilia, prima, e poi il resto della Penisola in un Paese dilaniato dalla guerra, con assalti ai negozi per procacciarsi una scatoletta di tonno per paura di restare senza viveri o ai distributori di carburante svuotati, con occupazione di intere città, rese terra di nessuno; ebbene se c’è questo clima di insurrezione violenta in corso, si può benissimo congetturare che se ci fosse stato ancora lui, Berlusconi in sella – già minacciato fisicamente più volte -, si sarebbe verificata sicuramente una vera e propria guerriglia talebana sanguinaria di tipo nordafricano.

Purtroppo alle lacrime ed alla pacatezza discorsiva dei governanti attuali non fa riscontro una ferma presa di posizione verso chi se ne approfitta del caos, purtroppo covato ed alimentato per anni da un’opposizione (vedi PD) cieca e strategicamente impreparata, buona solo a personalizzare la crisi economica mondiale con l’unico concetto reiterato con  cadenza ossessiva di uno stillicidio populista: “Quello lì se ne deve andare!”, indicando Berlusconi come unico germe causa della debacle economica italiana.  Questa situazione, anche se nessuno lo denuncia apertamente, è frutto esclusivo del doppiogiochismo della sinistra che attualmente – in odore di poltrone –  ha ammollato tutti quelli che aveva in precedenza galvanizzato con proclami apocalittici.

Certo, bisogna ammetterlo: governare l’Italia è un dilemma, se ne accorse perfino il Duce, che ammise che governare gli italiani non è difficile, è inutile! Perfino Dante conosceva i problemi di Monti: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta,  non donna di province, ma bordello!”.

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