L’Italia di Fazio, Saviano e Celentano – di Franco Esposito

Ricorrenze e celebrazioni. L’Italia della musica e della televisione. Compiono cinquant’anni i "ragazzi del clan", rock ‘n ‘roll, successi e bisticci, la prima etichetta indipendente nella storia musicale del nostro Paese. "I ragazzi della via Gluck", Adriano Celentano e i suoi amici rocckettari, quelli del clan. Ieri sera a Milano la festa di compleanno, mezzo secolo di canzoni all’insegna della libertà di linguaggio.

Testimonial la voce e l’arte di Beppe Servillo e cinque musicisti con "Memorie di Adriano", per il ciclo Music Club ideato da Enzo Gentile. Emozione, commozione, risate, urla di gioia, e pizzichi di nostalgia. L’Italia è cambiata, è cambiato il mondo. Dalla ricorrenza al battesimo, quello andato in onda in Tv. Su La7, non su un canale Rai. Il primo di tre puntate del nuovo programma di Fazio e Saviano. Titolo "Quello che (non) ho", autori Francesco Piccolo e Michele Serra, sostitutivo dell’originario "Ma l’amore no". Il format prende ispirazione dal famoso "Vieni via con me", il fortunato programma di Fazio e Saviano, protagonista di ascolti record e di polemiche, discussioni e dibattiti anch’essi da primato assoluto. Il nuovo titolo prende appunto spunto dal titolo della famosa canzone di Fabrizio de Andrè, pubblicata giusto trent’anni fa. L’effetto ricorrenza anche qui: l’associazione "Quello che (non) ho" è nata a Reggio Calabria nel 2010 in seguito all’attentato del giudice antimafia Salvatore Di Landro, con l’obiettivo di denunciare quello che manca in una città dove manca quasi tutto.

Marchio musicale, in cinquant’anni il Clan di Celentano ha prodotto un numero incredibile di dischi e scritto un significativo capitolo della canzone italiana. Il felice trasporto di una generazione dalla melodia al ritmo travolgente del rock ‘n ‘roll. Celentano folgorato sulla via di Damasco dal rivoluzionario Bill Haley, dopo aver collaborato con Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. "Il tuo bacio è come un rock", scritto all’inizio degli anni Sessanta, lo affranca dalle imposizioni della sua casa discografica, la Jolly. Ne fonda una sua, in concorso con Gino Santercole, suo nipote-fratello, con il sodale Miki Del Prete e con ragazzino, Ricky Sanna, in arte Ricky Gianco, cui Adriano aveva raccomandato di migliorare la pronuncia della erre. Nasce la nuova musica, inventata da un gruppo di amici. Un gruppo autonomo di lavoro, il "Clan". Decidevano tutto loro. I titoli, i disegni delle copertine dei dischi, la promozione. Il nome iniziale doveva essere "Caramba". Idea cancellata in seguito all’intervento del titolare della Jolly: aveva saputo dell’iniziativa e si affrettò a registrarne il marchio. Mezzo secolo di vita, oggi: la prima etichetta indipendente italiana. Celentano pensò al Clan, ispirandosi a quello di Frank Sinatra. Claudia Mori, la signora di Adriano, ne è ora l’attenta amministratrice. "Stai lontana da me", la prima canzone prodotta, è del 1962. Una sorta di piccola simpatica vivace torre di Babele, con Celentano e la sua piccola corte, le sue manie, la sua generosità, e alcune amicizie non andate tutte a buon fine nel tempo. Il rapporto con Don Backy, uno dei fondatori, è finito nelle aule giudiziarie.

Le partite a biliardo con i vecchietti nella fumosa sala nei pressi della sede di via Zuretti, a Milano. La cena di gruppo, tutte le sere, in 20 o 30, al ristorante del quartiere. Celentano pagava per tutti. Un generoso, Adriano. Diventato nel tempo ultra generoso nelle prediche a sfondo politico o sociale, oggi solo con la moglie al centro del pianeta da lui costruito. Cinquant’anni e sentirli, complice questo duro momento di crisi. Mezzo secolo di attività resistendo ai corteggiamenti di multinazionali come la Rca. "Mai pensato di cedere quote. Una ricchezza ce l’abbiamo in casa: l’entusiasmo di tutta la gente che ha lavorato con noi. L’anniversario è dedicato a loro". Firmato Claudia Mori e Adriano Celentano.

Trattati come autentiche rockstar, Fazio e Saviano hanno presentato il nuovo programma a Torino, al Salone del Libro. Il pubblico in piedi, 1700 persone in platea; più di mille sono rimaste fuori. Applausi e ovazioni, un forte intenso abbraccio. Anche per Luciana Litizzetto, ironica e corrosiva, l’unica donna presente nel programma. Tra gli ospiti annunciati, Pupi Avati, Piefrancesco Savino, Gad Lerner, Marco Travaglio, Paolo Rossi, il comico, gli scrittori Ermanno Rea e Erri De Luca, e i Liftiba. La strage di Beslan, l’odissea delle donne che hanno denunciato i loro uomini legati alla ‘ndrangheta e i suicidi di questi giorni in Italia gli argomenti forti della prima puntata di "Quello che (non) ho". Fazio, prima di andare in onda, l’ha presentato come "un programma letterario, e di questo siamo felici, i nostri monologhi sono scritti apposta per la Tv". Ma lo share, come sarà lo share del nuovo programma su La7? Nessun confronto con "Viene via con me". Anche se l’audience dovesse calare dal 30 al 5 per cento. "Ma siamo liberi, e questo conta".

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