L’Iraq alle urne nell’incubo di nuovi attentati

Un appello agli elettori perche’ vadano in massa alle urne per rispondere "al terrorismo e al settarismo" e’ stato lanciato oggi dal primo ministro iracheno Nuri al Maliki alla vigilia delle consultazioni legislative di domani, gia’ insanguinate da una serie di attentati che nelle ultime 24 ore hanno provocato almeno 79 morti.

Un Paese che 11 anni dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e’ ancora sconvolto dalle violenze e dalle tensioni interconfessionali tra sciiti e sunniti, aggravate dal conflitto civile nella vicina Siria, si appresta a scegliere i 328 deputati del nuovo Parlamento nella prima tornata elettorale dopo il ritiro delle truppe americane. E Maliki, premier sciita contestato da vasti settori della minoranza sunnita, si propone per un terzo mandato a capo del governo, che guida dal 2006.

In un’intervista trasmessa ieri dalla televisione Al Iraqiya, Maliki si e’ detto sicuro di trovare "intese con gli altri blocchi politici" per formare una maggioranza basata "sull’unita’ dell’Iraq, la rinuncia al settarismo, buone relazioni con tutti e il rifiuto delle interferenze straniere". Ma la frammentazione del panorama politico, che vede sciiti e sunniti divisi anche al loro interno, rendera’ probabilmente necessarie lunghe trattative per riuscire a formare il nuovo esecutivo dopo il voto di domani. Le violenze che hanno scosso l’Iraq negli ultimi due giorni fanno temere il peggio per la giornata elettorale, su cui dovranno vegliare 800.000 membri delle forze di polizia e dell’esercito.

Ancora stamane un doppio attentato dinamitardo in un mercato popolare ad Al Saadiya, nella provincia di Diyala a nord-est di Baghdad, ha provocato 15 morti e 45 feriti. Sempre oggi, secondo fonti ospedaliere, due civili sono stati uccisi e quattro feriti da un bombardamento compiuto da truppe governative su Falluja, citta’ sotto il controllo di insorti sunniti, tra i quali gli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), organizzazione legata ad al Qaida. La scorsa notte, invece, cinque membri delle milizie Sahwa (‘risveglio’), create per combattere Al Qaida, erano stati uccisi in un attacco armato contro un loro posto di blocco nella localita’ di Al Madaen, a sud della capitale. Ieri erano state almeno 57 le persone morte in attentati in diverse citta’ del Paese.

Attacchi kamikaze erano stati compiuti contro seggi elettorali dove si erano recati a votare in anticipo agenti di polizia e soldati. Ma l’episodio piu’ grave e’ avvenuto nella serata di ieri a Khanaqin, nella provincia di Diyala, dove almeno 30 persone sono state uccise da un attentatore suicida. Khanaqin si trova in un’area contesa che le autorita’ della regione autonoma del Kurdistan vorrebbero annettere. Ma il governo centrale di Baghdad si oppone a questo progetto.

Le vittime dell’attentato si erano radunate per festeggiare l’apparizione in televisione mentre votava del presidente Jalal Talabani, curdo, colpito da un ictus cerebrale nel dicembre 2012 e da allora ricoverato in un ospedale in Germania. Nonostante gli attentati, il portavoce della commissione elettorale, Safa al Musawi, ha detto che ben il 91,46% del milione di persone che poteva votare ieri lo ha fatto. Oltre agli uomini delle forze di sicurezza, fra di loro figuravano i detenuti, le guardie carcerarie, i malati ricoverati negli ospedali e il personale sanitario.

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