L’INDIGNAZIONE | IL DRAMMA DI ALFIE

Dov’è finita la nostra libertà? Come può un giudice - in nome dello Stato! - decidere che un bambino debba morire? Come si possono ignorare i diritti dei suoi genitori?

“La superficialità mi inquieta, ma il profondo mi uccide”. (Alda Merini)

“Il mio augurio a tutti voi, a ciascuno di voi, è che abbiate un motivo per indignarvi. È fondamentale. Quando qualcosa ci indigna come a me ha indignato il nazismo, allora diventiamo militanti, forti e impegnati. Abbracciamo un’evoluzione storica e il grande corso della storia continua grazie a ciascuno di noi”. (Stéphan Hessel, diplomatico e scrittore tedesco)

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (Albert Einstein)

“L’altezza è profondità, l’abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza”. (Giordano Bruno)

LA COMPLESSITÀ DELLE PAROLE

Ci sono parole – oggi vi propongo una riflessione sull’ “indignazione” – straordinariamente complesse, di cui è difficile definire i livelli d’importanza e i limiti. Dunque: cos’è l’indignazione?

UN SENTIMENTO FREQUENTE

Mi indigno per la sporcizia e le buche nelle strade di Roma; mi indigno di continuo per il cinismo, la corruzione, le chiacchiere e le false promesse della classe politica; mi indigno perché il piccolo Alfie è condannato a morire da un giudice. E così via. Mi sembra indiscutibile che la tragedia di Alfie meriterebbe l’attenzione più profonda.

UNA DISTINZIONE INDISPENSABILE

Un conto è la cronaca, per aspra che sia; altro sono i valori fondamentali della nostra esistenza. Ad ogni istante siamo distratti dai più diversi episodi in cui la nostra reazione emotiva è, d’impatto, protesa all’indignazione. Ma questo porta a superficialità, incoerenza e contraddizioni.

IL DRAMMA DI ALFIE

Il caso di Alfie è eloquente: dovrebbe provocare una ferma, stabile e concreta ribellione. Dov’è finita la nostra libertà? Come può un giudice – in nome dello Stato! – decidere che un bambino debba morire? Come si possono ignorare i diritti dei suoi genitori? Come possono i medici, con i progressi che la scienza e le ricerche conquistano, escludere che, fra un giorno o un anno, quel bimbo possa guarire?

È SOLO UNA QUESTIONE DI SOLDI?

É dunque solo una questione di soldi, come ha scritto “La Verità”? E allora perché non si consente all’Italia, e a quanti misericordiosamente vorrebbero intervenire, di accogliere Alfie e tentare di salvarlo? Mi sembrano domande importanti, che meriterebbero – oggi – risposte definitive. E invece – domani o tra pochi giorni – non se ne parlerà più.

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