L’indecisione dei partiti di centro (e dei suoi elettori) – di Arnaldo Ferrari Nasi

La questione dei partiti di centro – UdC, Sc, Ncd – anche in considerazione del loro costante ridimensionamento nei sondaggi, era sotto analisi da tempo. Cercando di intervistare un numero di elettori dei tre partiti che desse un minimo di rispondenza statistica, abbiamo chiesto – il sondaggio è stato realizzato poco prima dell’annunciato riavvicinamento di Casini a Berlusconi – se fosse stato meglio fondersi in un nuovo soggetto unico. Avere più forza o mantenere l’indipendenza. Non c’è un’idea concorde. La media sui tre elettorati ci dice che il 52% è per il partito unico e il 48% per rimanere separati. Ma Scelta Civica, col 71%, è sensibilmente più favorevole alla fusione, mentre Ncd (56%) ed Udc (54%) preferirebbero, anche se di poco, il contrario.

La situazione conferma le risposte sulla possibile scelta dell’alleato in vista di nuove elezioni. Vi è una netta differenza tra Scelta Civica e gli altri due. Il partito fondato da Monti per il 39% non sa, per il 38% vorrebbe l’alleanza con Forza Italia, per il 23% preferirebbe il Pd. O con uno, o con l’altro oppure ci si deve pensare. Per Udc ed Ncd, invece, la situazione è contraria. L’importante è esserci, o da una parte o dall’altra: per il 62% dell’Unione di Centro e per il 56% del Nuovo Centro Destra "è indifferente" con chi allearsi (col vincente, potrebbero dire i più critici).

Non si può non notare che la differenza di atteggiamento di questi elettori, segue con una certa logica il comportamento dei rispettivi politici. Se con Scelta Civica da subito si costituì un polo che tentò di essere alternativo a Berlusconi, Casini ha molte volte inseguito una politica che lo portasse ad essere l’ago della bilancia, mentre i capitani dell’Ncd sono ex-Pdl che hanno preferito rimanere al governo piuttosto che seguire Fi all’opposizione.

Se il problema che con l’Italicum si cerca di superare è la capacità di ricatto dei piccoli partiti, allora bisognerebbe fare qualche considerazione. In coalizione con Forza Italia, Ncd o Udc potrebbero godere del partecipare in un alleanza potenzialmente vincente e anche ottenere voti in più rispetto al loro effettivo valore sul territorio. Come accadde nel 2008: chi non voleva votare Pdl, magari ritenendolo troppo moderato, diede il voto alla Lega, che infatti raggiunse l’8,3% alla Camera (due anni prima raccolse solo il 4,6%) conscio di un voto non sprecato che contribuiva far vincere l’alleanza. Solo che aver dato quel potere a Bossi non ha portato problemi, darlo in futuro a Casini sarebbe, con tutta probabilità, molto differente.