Libia, Sirte vive le fasi finali di una lunga battaglia

A Libyan National Transitional Council (NTC) fighter fires with a heavy machine gun during a battle in the streets of Sirte on October 7, 2011. Sirte was rocked by deadly street fighting in what troops from the new regime said was the final assault on Moamer Kadhafi's besieged hometown, with orders that they take it "today." AFP PHOTO/AHMAD AL-RUBAYE

Si continua a combattere in alcune zone della Libia. Continua, in particolare, la battaglia dei ribelli per conquistare Sirte: l’offensiva finale lanciata dalle milizie del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico è al suo secondo giorno. Gli scontri si sono intensificati in queste ore nella città che ha visto nascere Gheddagi. Le truppe lealiste non mollano, ma a quanto pare sono sempre più in difficoltà, anche secondo alcune testimonianze che arrivano dalla Libia, l’ultime delle quali parla della conquista della strada principale di Sirte da parte delle truppe ribelli. Le milizie del Cnt avrebbero quindi preso il controllo della strada principale che garantisce l’accesso meridionale alla città. Si combatte ancora al centro della roccaforte lealista, dove sono operativi reparti d’artiglieria, perchè – ha assicurato il Cnt – in Libia non ci sarà alcun governo fin quando il Paese non sarà tutto liberato.

Mentre a Sirte si portano avanti le fasi finali di una lunga e sanguinosa battaglia, l’Onu rivolge un appello alla forze del Consiglio Nazionale transitorio e a quelle ancora fedeli a Muammar Gheddafi, affinchè vengano rispettati i diritti umani. "La rivoluzione in Libia si è basata sulla richiesta di diritti umani e dignità", ha detto il rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, Ian Martin. "Chiedo a tutti che venga rispettato l’appello fatto cal Consiglio nazionale transitorio di non agire con vendetta anche contro coloro che sono responsabili di crimini di guerra e di altri gravi reati".

Intanto in Libia c’è già aria di festa e l’odore di libertà si fa sempre più forte. I giovani sono felici per la liberazione, ma allo stesso tempo hanno paura del vuoto politico che potrebbe venirsi a creare nel Paese. Walid Mohammed Beshir Darwish, 19 anni, studente di medicina, spiega: "I libici hanno tante speranze, ma devono essere realisti. La strada sarà lunga", ma è certo che dopo quello che è accaduto "non avremo mai più un altro Gheddafi". Ora l’importante è pensare al futuro della Libia e del suo popolo: "Una volta che un governo verrà nominato, noi avremo delle leggi dopo la giungla creata da Gheddafi e saremo in grado di sentirci tutelati e di rilanciare l’economia" del Paese.

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