Libia, Fine o inizio di un incubo? – di Roberto Pepe

ItaliaChiamaItalia se lo chiedeva già tre anni fa, come valutare la problematica relativa alle stravaganze del Rais Libico e di quelle legate alla restante situazione internazionale, circa la poca o relativa “democraticità” di alcuni Paesi (Approfondimento su Machiavelli 2008). Il pezzo così concludeva, ricordando il noto pensatore-politico italiano per il quale “il fine giustificava i mezzi”: “ è meglio vicino casa un Gheddafi che, con la sua megalomania farsesca, tiene lontani gli integralisti, o è meglio un amico dell’intransigente Ahmadinejad? (…)   Certo, la questione di principio anglosassone obbligherebbe ad effettuare un blocco come quello famoso cubano effettuato dal democratico Kennedy; la Grandeur francese direbbe di infilarsi (da sola) tra i contendenti per guadagnare di più; ma (…) siccome apprendo ora che anche Condy Rice si recherà in Libia, penso proprio che anche la Segretaria di Stato americana debba aver letto ultimamente "il Principe"…".

A marzo di quest’anno, prima dell’intervento militare approvato dall’ONU, insistemmo sul nostro atroce dubbio, domandandoci quello che Magdi Cristiano Allan si sta domandando in questi giorni, provocando uno scossone psicologico ed apprensione a molti politici e giornalisti, circa l’assetto politico filo-integralista che potrebbe assumere il potere in Libia nel prossimo futuro del “senza-Gheddafi”, scrivendo  (07 Mar 2011 – Filosofi e politici per la guerra in Libia): "Ora bisogna stare attenti, in quanto gli USA combatterono i sovietici aiutando i talebani. Non vorrei che per combattere Gheddafi si aiutasse Al Qaeda. In politica internazionale contano due regole basilari: prospettare futuri scenari strategici, in caso della vittoria dell’uno o dell’altro e parteggiare sempre per il meno peggio, senza crearsi problemi deontologici di voler esportare la “nostra” democrazia occidentale a tutti i costi. E poi non ci si prenda in giro internazionalmente, ammantandosi di alti ideali filosofici: si tenga presente la cacciata dello Scià supportato dagli americani a favore di Khomeini, spalleggiato dalla Francia: guarda caso,…  la francese TOTAL ebbe una gran fortuna in Iran… a scapito delle società petrolifere americane".

A fine marzo con un’intervista al Generale Massimo Iacopi (29 Mar 2011  – Libia, Dilettantismo e pressappochismo a tutti i livelli) si metteva a nudo la stranezza di questo conflitto atipico in tutti i sensi strategico-militare-politico: "Dai fatti in atto, mi sembra di percepire che stiamo ormai partecipando con una certa "riluttanza" ad una "guerra santa per la democrazia" franco-inglese-americana – che indubbiamente rischia di danneggiarci economicamente – perché "siamo obbligati dai trattati internazionali".

Da parte nostra abbiamo spinto più volte, persino con lettere di supplica sia a Berlusconi che ad Alfano ed al Governo, con molta energia a “fregarsene” delle egocentriche diplomazie internazionali franco-anglosassoni e di seguire una strada italiana alla soluzione dell’affaire Libia, proprio perché abbiamo ribadito più e più volte che la rivolta interna libica era nata principalmente da un contrasto tra clan interni rivali in Libia che celava, come conferma ora Magdi Cristiano Allan, la tecnica talebana della “dissimulazione”. Questo artifizio di derivazione spionistica,  consiste nell’infilare anzitempo alcuni esponenti preparati (sbarbati, non identificabili), all’interno delle organizzazioni preesistenti per poi farli sollevare separatamente, aizzando la popolazione, dando l’impressione, così,  di una sommossa popolare “democratica”. La lunghezza delle barbe che ora si vedono in alcuni giovani col kalashnikov in braccio per le strade di Tripoli, hanno la giusta lunghezza della mancata rasatura dall’inizio della sollevazione “popolare”!

La stupidità occidentale con la bramosia di accaparrarsi individualmente il petrolio ed il gas non ha fatto altro, insomma, che ridipingere come una sorte di “Primavera araba” liberal rivoluzionaria, tutta la sporca faccenda… che sembrando conclusa, potrebbe essere, invece, all’inizio di una “trasformazione ideologico fondamentalista” proprio davanti a casa nostra. Mi domando solo questo: ma non pare strano agli occhi attenti degli analisti internazionali franco-anglosassoni che tutta questa smania democratica afro-mediterranea dalla Tunisia all’Egitto sia un frutto di un’accorta e strategica programmazione a tavolino di qualche potente Stato che, magari,  si sta costruendo la bomba nucleare? Generalmente per gli investigatori professionisti la casualità ripetitiva non esiste! Così, almeno, gli studi militari d’Accademia insegnano.

Che Dio – quello comune a tutte e tre le religioni monoteiste – ce la mandi buona; ma ora apprendiamo del sequestro dei quattro giornalisti italiani da parte dei lealisti del Governo del Rais e purtroppo nutriamo angosciose paure! Probabilmente il fatto che siano stati rapiti esponenti italiani può significare un richiamo ai nostri vecchi rapporti, contraddetti dai fatti guerreschi, ma potrebbe essere anche un grido disperato dell’affogato per un nostro intervento diplomatico… Non disdegnamo mai di parlare! Silvio ci raccomandiamo a te!

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