Liberismo ladro per Ciampi – di Roberto Pepe

Carlo Azeglio Ciampi parlando idealmente ad “un giovane italiano”, lancia un fermo j’accuse contro l’estremismo liberista, in quanto la finanza senza regole – egli asserisce –  ruba il futuro ai giovani. Secondo il Presidente, il liberismo ha avuto sì l’incommensurabile merito di aver spalancato le porte allo sviluppo dell’economia, al progresso della società che ha spazzato via dalla società i residui del sistema feudale, rendendola moderna, ma ha anche impedito una programmazione da parte dello Stato nel ridistribuire più equamente beni ed oneri all’interno della società. In pratica il liberismo si autoalimenta solo su interesse individuale (costi e benefici) come criterio guida di ogni attività umana.

Questa visione romantica finale del liberismo a doppia faccia, rappresenta un normale processo mentale di un essere umano, che in gioventù vuole sperimentare, osare, darsi da fare, per migliorare la propria posizione, mentre in vecchiaia tende a premiare un assetto più gestito da qualcun altro che pensi a donargli una tranquillità premio per la vita passata a produrre.

Quando i veneziani, i primi, veri proto-liberisti, padroni del mondo economico d’allora, dopo anni di continue scorribande per il Mediterraneo orientale, incominciarono ad essere ricchi commerciando anche con il nord Europa, creando investimenti a triangolazione (importavano dall’oriente il lino che spedivano direttamente nelle Fiandre, dove producevano il tessuto  che poi rivendevano a Venezia come prodotto finito); ebbene quando i veneziani pensarono a vivere  meglio, ricreando l’assetto cittadino, inventando il carnevale sociale, riposandosi nelle Ville in campagna, non seppero adeguarsi al nuovo liberismo trainante  spagnolo e portoghese che pensava al Nuovo Mondo come fonte di reddito. I veneziani non costruirono mai navi che attraversassero l’oceano, non si arrischiarono oltre ad un certo liberismo paesano, ma restarono fermi alle galere o alle lenti navi commerciali “pantofola” che traghettavano sulle sponde dell’Adriatico. Venezia attuò, in compenso, le prime tutele sociali per l’infanzia, per le madri giovani, un antesignano del sistema pensionistico gestito dalle corporazioni che tutelavano dalla culla alla tomba. Un sistema simile sarà attuato in Inghilterra solo dopo oltre due secoli.

Venezia, però, restò una piccola, indifesa, povera città dominata da altri potenti assolutisti: un sogno non più liberista.

Morale: quando si è poveri si pensa a faticare, quando c’è benessere ci si vuole rilassare. Il liberismo non ruba mai: restituisce sempre in proporzioni esatte quanto si è prodotto. Se non si produce più non c’è più liberismo! E’ inutile prendersela, dandogli del ladro!

 

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