L’euro compie 10 anni: e aumentano i nostalgici della lira – di Antonio Gabriele Fucilone

L’euro, la moneta dell’Unione Europea, compie dieci anni. Di certo, questo decennio della moneta europea è stato pieni di alti e bassi. Sicuramente, le ombre sono molte di più delle luci e la crisi attuale lo dimostra in modo lampante, tanto da mettere in discussione l’esistenza stessa della moneta. Perché sta avvenendo tutto questo? I motivi della crisi dell’Euro sono molteplici, ma uno è fondamentalmente quello principale. L’Euro, infatti, è caratterizzato da un vulnus culturale. Nella storia, nessuna moneta è nata prima della propria realtà politica. L’Euro, in questo senso, rappresenta un’anomalia. E’ l’unico elemento "realmente europeo", poiché sotto tutti gli altri aspetti il continente è diviso e le istituzioni europee sono solo delle gigantesche macchine burocratiche che fanno normative spesso assurde, come quelle sulle misure dei piselli e dei cetrioli o sulla rotondità dei meloni, o dannose, come quella che prevede la possibilità di fare l’aranciata senza succo d’arancia.

L’Unione Europea, di fatto, non esiste.

 Quello che potrebbe realmente unire l’Europa, come la comune radice giudaico-cristiana degli Stati membri, non è stato nemmeno citato. Gli Stati membri hanno ceduto parte delle loro  sovranità ad un insieme di istituzioni che non hanno capo né coda. Quindi, l’Euro rappresenta solo un’istituzione fantomatica. Nella storia, una cosa del genere non è mai successa. Anche gli Stati universali erano prima della propria moneta. Cito, ad esempio, il Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Prima nacquero le sue istituzioni poi venne la sua moneta, il Pondus. La storia dell’Euro è completamente diversa. Se poi aggiungiamo il fatto che alcuni Paesi membri (come il Regno Unito) non lo abbiano adottato, il quadro è completo. L’Euro, infatti, non rappresenta nemmeno l’intera Unione Europea. Oggi, sono emerse tutte le contraddizioni di questa moneta che rappresenta delle istituzioni politiche farraginose. Inoltre, va detta anche un’altra cosa.
 Molti Paesi sono entrati nell’Euro senza prima avere messo a posto i propri bilanci. Aveva ragione Helmut Khol, cancelliere tedesco negli anni ’90, quando affermò che si sarebbe dovuta fare un’Europa a "due velocità". Essa sarebbe stata caratterizzata da due aree, un "nucleo duro" che avrebbe compreso la Francia, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi ed il Lussemburgo e che avrebbe avuto l’accesso diretto alla moneta unica, ed un’area periferica, che avrebbe compreso gli altri Paesi (tra cui l’Italia) e che avrebbe avuto accesso al "nucleo duro" solo dopo avere rimesso a posto i propri bilanci e le questioni interne.

In Italia, vi è un’altra questione, il valore di cambio Lira-Euro. Infatti, è chiaro che il valore di cambio di un Euro equivalente a 1936, 27 Lire sia favorevole a Stati come Germania e Francia.
 In pratica, un Euro equivale a 2000 Lire poiché è facile arrotondare per eccesso. Che l’Euro fosse stato fatto a favore di Francia e Germania lo dimostra anche il fatto che l’unità di riferimento (la moneta da 1 Euro) sia di metallo e non una banconota cartacea. La nostra Lira, ad esempio, aveva come riferimento la banconota da 1000 lire, sul modello Dollaro americano. Infatti, anche quest’ultimo ha come riferimento la banconota, quella da 1 Dollaro. Il Marco tedesco ed il Franco francese avevano come riferimento le monete in metallo. Quindi, per noi italiani, una moneta da un Euro non ha mai dato la percezione di valere quasi 2000 Lire. Da qui nascono altri problemi. Inoltre, per entrare nell’Euro, nel 1997, il Governo dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, ci fece pagare una pesante tassa, l’"Eurotassa". Di certo, l’"Eurotassa" fu una delle tante che frenò la nostra economia. Questa crisi dimostra la debolezza di questo Euro e di questa Europa. Se si vuole salvare, l’Unione Europea farebbe bene a cambiare, per non essere travolta dalla crisi. Per questo, l’esperienza attuale dell’Euro non può essere considerata in modo positivo.

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