Legge elettorale, una settimana calda – di Pietro Mariano Benni

 

Sarà la legge elettorale a costituire questa settimana il vero fulcro della vita politica italiana. “A proposito di certe indiscrezioni di stampa, negli ambienti del Quirinale non si coglie il senso del parlare a vuoto di elezioni anticipate non essendone presentate le condizioni e non emergendo motivazioni plausibili”: è il testo letterale dell’asciutto comunicato con cui Sabato 3 Novembre il Quirinale ha in qualche modo implicitamente ribadito quel che aveva già più volte detto o fatto intendere la settimana scorsa, soprattutto dopo un lungo colloquio con il presidente del Senato Schifani che meno di 24 ore dopo la nota di Napolitano Domenica ha detto: "Sulla nuova legge elettorale stiamo lavorando. Sono fiducioso, credo che siamo agli sgoccioli. In commissione si continuerà a votare. Porteremo presto il testo in aula". C’è chi ipotizza che già Venerdì possa essere licenziato il testo su cui i senatori della commissione Affari Costituzionali hanno cominciato a lavorare mesi fa. In ogni caso, per poter giungere a un’approvazione definitiva della legge in tempi utili per le prossime elezioni è parere diffuso che il nuovo testo non dovrebbe giungere all’esame della camera alta oltre il 13

 

Novembre. La settimana scorsa Napolitano aveva già fatto intendere che se entro la metà del mese a palazzo Madama non saranno stati compiuti decisivi e convincenti passi avanti, un suo messaggio alle Camere diverrebbe inevitabile. E se questo non bastasse il presidente della Repubblica potrebbe suggerire al governo di far ricorso a un decreto pur di non arrivare alle elezioni di Aprile con quella legge “porcellum” così impresentabile come attualmente è. La settimana in corso è indiscutibilmente decisiva soprattutto se si considera che la scadenza possibile per l’ultima lettura della legge – in particolare in caso di emendamenti alla Camera – dovrebbe essere al massimo la fine di Gennaio. Con buona pace di quegli organismi internazionali come l’Ocse secondo i quali non sarebbe opportuno apportare modifiche alle leggi elettorali nell’ultimo anno precedente le elezioni…

"LA GRAVE CRISI GENERALE che stiamo vivendo è determinata ed alimentata da eventi di portata storica e da trasformazioni straordinarie in ogni settore della vita umana che, ormai da tempo, hanno drammaticamente investito gli assetti istituzionali, economici e sociali di paesi come il nostro e gli equilibri internazionali nel loro complesso" ha intanto ricordato Napolitano, in occasione della cerimonia al Quirinale per il Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. Aggiungendo che "la Comunità Internazionale, i singoli paesi e gli stessi cittadini, pur nella diversità delle situazioni di vantaggio o svantaggio relativo in cui possono venire a trovarsi in questo periodo, devono essere consapevoli – dobbiamo tutti essere consapevoli – delle grandi sfide del presente, di quelle, probabilmente ancora più impegnative, che il futuro ci prospetta e dei profondi mutamenti che quindi si impongono… quelle dell’economia, della sostenibilità, della giustizia”. E anche se non è in prima battuta una legge elettorale più decente a poter affrontare e risolvere crisi generale e sfide globali è evidente che avviarsi alle prossime elezioni senza norme-pateracchio potrebbe almeno porre basi un po’ più sane per la gestione del Paese mentre questi lunghi e difficili anni – almeno altri cinque secondo recenti dichiarazioni della Cancelliera tedesca – continuano a scorrere con la sofferenza di molti, l’assenza di speranze per i più giovani e la crescente confusione dell’orizzonte politico. Su cui, anche con l’inattesa visita in Afghanistan, sembra stagliarsi con ruolo sempre più politico e di statista il presidente del Consiglio Mario Monti, ormai in carica da quasi un anno.

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