Legge elettorale, slitta Aula ma per Pd e PdL l’intesa è possibile

Slitta di una settimana l’approdo in Aula della riforma della legge elettorale. Un rinvio ‘breve e costruttivo’, come lo definisce il presidente del Senato Renato Schifani, a mercoledi’ prossimo che era, comunque, nell’aria. A pesare e’ anche il ballottaggio delle primarie del Pd (‘finche’ non si sa come andra’ a finire – dice esplicitamente Roberto Calderoli – non uscira’ dal cilindro nessuna intesa sulla legge elettorale). Non solo. Nel Pdl si attendono le mosse di Silvio Berlusconi che ha pero’ deciso di rinviare le comunicazioni sulle sue scelte future.

Nonostante il rinvio, Pd e Pdl si affrettano a specificare che l’intesa non e’ lontana ed e’ dunque per questo che la riforma viene messa in stand by solo fino alla prossima settimana. ‘E’ vicina una soluzione positiva’, dice il capogruppo Pdl in Senato Maurizio Gasparri. ‘Si intravede una soluzione positiva e condivisa’, conferma la presidente dei senatori democrat, Anna Finocchiaro. Certo, spiegano poi fonti parlamentari, i contatti ci sono ma l’accordo non e’ esattamente dietro l’angolo. Pd e Pdl, spiegano le stesse fonti, si stanno parlando, ma sul piatto non ci sarebbe l’ennesima proposta di Calderoli che anche oggi si fa vivo con un nuovo ‘lodo’ sul premio di maggioranza. E’ priprio il premio il nodo sul quale stanno ragionando i partiti. Consci, forse, anche del fatto che e’ questo il punto sul quale una eventuale intesa potrebbe reggere alla prova anche della Camera, pronta, invece, a ‘silurare’ le preferenze nel voto segreto. Se le cose andassero cosi’, di fatto ci si ritroverebbe con un ‘Porcellum’ con il premio rivisto e corretto anche in chiave dell’attuale situazione politica. Il Pd insiste sulla proposta D’Alimonte (5% di soglia di sbarramento; soglia al 40% oltre la quale si vince il premio di maggioranza; ‘premietto’ al 10% alla prima lista in caso nessuno arrivi al 40%).

A sparigliare le carte la nuova ipotesi di Calderoli che prevede un premio in base a scaglioni e ‘aliquote’ di seggi conquistati che va alla coalizione se si supera il 35% dei voti, (con un tetto a 340 seggi) e al primo partito se si resta tra il 25 e il 34% dei voti. Al di sotto del 25% tutti i seggi vengono attribuiti in maniera proporzionale. In base agli ‘scaglioni’ di Calderoli solo una coalizione che arriva al 38% e’ certa di avere la sera delle elezioni la maggioranza dei seggi (il 50,5%). Il senatore leghista starebbe limando ancora il suo ‘lodo’ ma fonti democrats, sottolineano che non e’ sulla mediazione Calderoli che si sta lavorando per un’intesa. ‘Calderoli? Ammetto un pregiudizio – ironizza il sindaco di Firenze Matteo Renzi – ma a uno come lui che ha definito la sua legge elettorale una porcata, direi come nel gioco dell’oca ‘stai fermo per tre turni’, vai a pesca…’.

Mercoledì si dovrebbero tenere nuovi incontri a livello parlamentare per lavorare a un’intesa che, comunque, resta non scontata.

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