Legge elettorale, caos in commissione: nuovo pressing governo

La seduta della commissione Affari Costituzionali del Senato dedicata alla legge elettorale, nonostante il nuovo pressing del governo, si chiude all’insegna del ‘caos piu’ totale’ come ammette anche Stefano Ceccanti del Pd. La proposta di Gaetano Quagliariello che tanto ha fatto discutere in giornata perche’ riduce di molto il premietto e ‘facilita la frammentazione di liste e listine che verranno create solo per non far raggiungere agli avversari la soglia’, come critica ancora il Pd, non e’ stata neanche presentata. Mentre l’emendamento Calderoli sull’election day chiesto a gran voce da Berlusconi e’ stato alla fine accantonato per la contrarieta’ espressa da Gabriele Boscetto (Pdl). Cosa che ha fatto andare su tutte le furie il ‘mediatore’ leghista che alla fine e’ uscito dall’Aula criticando i senatori del Pdl: ‘E’ curioso il loro atteggiamento. Evidentemente significa che Berlusconi e Alfano non contano piu’ nulla…’. ‘I pagliacci – sbotta poi davanti alle telecamere – stanno al circo equestre’.

‘La verita’ – incalza uno dei relatori Enzo Bianco – e’ che c’e’ un atteggiamento ondivago nel Pdl. Cioe’ una parte di loro dice una cosa e un’altra parte un’altra ancora’. ‘Non si sa piu’ con chi parlare – sbotta Ceccanti – e’ una guerra tra bande’. Alla fine della seduta anche il relatore del Pdl Lucio Malan e’ visibilmente provato: ‘Se vogliamo o meno le preferenze? Beh e’ vero che le preferenze non piacciono a tutti – risponde – e che le abbiamo inserite all’inizio nella speranza che ci fosse la piu’ ampia condivisione possibile del testo base’. Insomma le avevate previste anche per accontentare l’Udc? Malan stavolta non risponde, ma il suo sorriso ironico non lascia spazio a dubbi. Le preferenze, contro le quali si scaglia ora il Cavaliere, erano state volute dal Pdl nella speranza di conquistare il voto centrista. Ma ora non le vuole piu’ nessuno. E anche la norma sul tetto massimo di spese elettorali voluta proprio per evitare le conseguenze negative delle preferenze e’ ancora accantonata.

L’unica proposta approvata stasera e’ un subemendamento dei relatori Bianco e Malan che dimezza le firme, ma dice che nessuna sottoscrizione sara’ dovuta dai partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare ‘in almeno una delle Camere’ al momento dell’entrata in vigore della legge. Nel caso i gruppi nascenti per riportare in vita Forza Italia dovessero mai vedere la luce, commentano nell’Idv. Per il resto si rinvia. ‘C’e’ ancora un labilissimo filo di dialogo’, assicura il presidente della Commissione Carlo Vizzini, ma intanto l’organismo parlamentare da lui presieduto domani si riconvoca per parlare di province. ‘Con il testo che c’e’ comunque – prosegue – sara’ difficile arrivare in Aula’ e infatti domani in Aula e’ atteso per il momento solo il decreto Sviluppo. E il governo torna alla carica, con il sottosegretario Giampaolo D’Andrea, dichiarandosi ‘neutrale’ sulla vicenda anche se ‘auspica vivamente’ che si approvi la riforma.

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