Lega, Un’occasione persa per il vero federalismo – di Roberto Pepe

Ho sempre immaginato che, inizialmente, la Lega avesse un traguardo molto più consistente e qualificato da raggiungere e cioè quello di presentarsi agli italiani come un partito di base popolare, con una strategia politica a largo  spettro, ottenibile attraverso quel federalismo macroregionale di cui tanto si parlava. Federalismo che, tra l’altro, era già contenuto nella Carta costituzionale, quando De Gasperi volle esplicitamente parlare di autonomie regionali, proprio in funzione di una più oculata crescita dalle caratteristiche locali, per favorire ed incentivare il Sud Italia con uno sviluppo razionale e non dipendente da risorse estranee. Pertanto la Lega, proponendo con successo un modello proprio di gestione della cosa pubblica regionalistica (che funzionava), poteva essere un esempio per la restante Nazione. Proposi tante volte, anche sulle stesse pagine de La Padania, di superare quel folcloristico atteggiamento anti-Roma, o anti-Italia, o anti-tricolore che, se all’inizio poteva essere un metodo di identificazione locale, poi ha assunto una caratteristica stucchevole se non, addirittura, razzista.

Proposi addirittura a Bossi e a Calderoli di andare a tenere comizi in Campania o in Sicilia, non per una boutade, ma perché sono convinto che quell’idea di regionalismo un po’ campanilista ed un po’ arrogante, avrebbe acceso l’amor proprio locale delle varie regioni con il fine di costruire assieme  una: “Lega delle Leghe”, come un grande agglomerato tendente al federalismo compiuto, che riconoscesse nel contempo, lo sforzo reciproco e finalizzato in un’Italia più unita. Come si può, infatti, parlare di “federalismo”, se non si interessano direttamente tutti quelli che si devono federare?

Purtroppo gli stati maggiori della Lega si sono fermati ai problemi delle piccole “cose” delle Valli, a qualche sindaco autonominatosi più leghista tra i leghisti, a chi sputa più forte sul tricolore, senza vedere oltre le nebbie della Val Padana. La Lega si è quasi dimostrata più sovietica dei compagni rossi emiliani, bloccando quei costosissimi centri di poteri come le Province e sostenendo quel potentato costituito dalle Municipalizzate (un ibrido atroce tra capitale pubblico e Società a diritto privato) che tanto danno stanno creando al libero mercato ed alla concorrenza tra imprese. La Lega, purtroppo, ha volato bassissimo: si è accontentata di occupare e gestire l’economia comunale e provinciale locale. Il fatto atroce è che una simile organizzazione nei paesi del Nord può anche funzionare, ma ha impedito in tutto il resto d’Italia di sciogliere quei centri di poteri che, sperperando capitali in costi di gestione, bloccano economicamente qualsiasi crescita consistente, compresa, inevitabilmente, quella del Nord Italia.

Paradossalmente, la più grande vittoria della Lega sarebbe stata proprio quella di creare una nuova e più realistica Unione dell’Italia regionale, conformata non dalla politica, ma, finalmente,  dagli italiani. Questo proposi a Bossi qualche anno fa! La Lega delle Leghe “italiane”doveva essere un rompighiaccio che scardinasse l’assetto attuale regionale, percorrendo tutta la penisola, invece si è fermata, malinconicamente, in un’ansa del Mincio!

Ed ora Berlusconi che non ha potuto realizzare quei progetti impediti dalla Lega, si ritroverà in futuro a gestirli con altri partner. Peccato: un’occasione persa!

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