Lega, Tanzania non vuole soldi padani e li rimanda al mittente: poca trasparenza

Lezioni di trasparenza dalla Tanzania. C’e’ anche questo nell’inchiesta milanese sui fondi pubblici ‘sottratti’ dalle casse della Lega e, per l’accusa, finiti non solo a ‘coprire’ le spese personali di Umberto Bossi, della moglie, dei figli, di Rosi Mauro e Roberto Calderoli, ma anche oltreconfine, in investimenti ‘sospetti’. Cosi’ sospetti che, da una prima ricostruzione degli inquirenti, anche la banca tanzanese su cui avrebbero dovuto essere depositati 4,5 milioni di euro targati ‘padania’ avrebbe rifiutato il ‘malloppo’ e, dopo averlo ‘congelato’ per un mesetto, lo avrebbe restituito al mittente per ‘carenza di trasparenza’. Cosi’, mentre il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati smentisce le voci su iscrizioni nel registro degli indagati del leader del Carroccio, del suo ‘delfino’ declassato in ‘Trota’, e di altri del cosiddetto ‘cerchio magico’, iniziano a prendere corpo i contorni delle operazioni a Cipro e in Tanzania che hanno provocato un terremoto in casa della Lega e su cui la magistratura sta compiendo accertamenti.

Dalle analisi delle carte e dall’interrogatorio di Paolo Scala, l’uomo d’affari indagato assieme al consulente Stefano Bonet e all’ex tesoriere di via Bellerio Francesco Belsito, il personaggio al centro delle indagini, inquirenti e investigatori in questi giorni si stanno focalizzando, tra l’altro, sugli investimenti esteri della fine dello scorso anno, effettuati tramite la banca Aletti. Investimenti, per l’accusa, ‘architettati’ da Belsito con la complicita’ di Scala e Bonet.

Da quanto si e’ potuto capire finora, un milione e 200 mila euro riguarderebbero il fondo di Cipro Krispa (di cui sarebbero stati restituiti solo 850 mila euro) e altri 4,5 milioni invece sarebbero andati alla filiale cipriota della Fbme Bank Ltd con la sede legale in Tanzania, la quale, questa l’ipotesi, probabilmente insospettita dalla poca ‘trasparenza dell’operazione in fondi immobiliari, li avrebbe ‘congelati’, ‘rifiutati’ e fatti rientrare direttamente in Italia sul conto di provenienza.

Ed e’ per questo che i pm milanesi hanno intenzione di recarsi nella sede della stessa banca Aletti, dove il Carroccio avrebbe piu’ conti, per trovare i riscontri dell’investimento.

Investimento per cui, come emerge dalle carte, Belsito avrebbe addirittura modificato una delibera della Lega ‘cancellando il rigo’ in cui si stabiliva ‘un’ autonomia di firma per le operazioni finanziarie sino a 150.000′ euro. Infatti in un passaggio di una intercettazione dello scorso 8 febbraio tra Belsito e la sua stretta collaboratrice, nonche’ dirigente amministrativa del partito, Nadia Dagrada, a proposito della lettera inviata al Consiglio Federale della Lega con cui Bonet dichiara la sua disponibilita’ a far rientrare le somme di denaro, si parla di una ‘sospensione’ dell’importo ‘pari ad euro 4 milioni e mezzo, non accreditato sul mio conto (di Bonet, ndr) ma appunto in sospeso presso la banca di Nicosia (…) dovuta al fatto che la stessa banca cipriota (..) necessita di prova certa’ dei ‘restanti poteri in seno al disponente dell’operazione finanziaria’.

Accanto al capitolo Tanzania, la magistratura del capoluogo lombardo, che in questi giorni proseguira’ ad esaminare la carte acquisite dalla Gdf durante le perquisizioni di una settimana fa, dovra’ ‘lavorare’ sui presunti ‘fondi neri’ che sarebbero entrati nelle casse del movimento, come viene a galla dalle intercettazioni, e quindi scavare anche nei bilanci a partire dal 2004, da quando cioe’ si fa risalire quella ‘gestione opaca’ della tesoreria. Cosa, che non esclude la convocazione di coloro che per conto di Camera e Senato hanno certificato la rendicontazione con la conseguente liquidazione dei rimborsi elettorali e le somme percepite dall’erario attraverso il 4 per mille. In piu’ dovra’ passare al ‘setaccio’ la cosidetta ‘cartella Family’ sequestrata a Roma in una sede distaccata del partito: si tratterebbe di una sorta di ‘dossier’, pare preparato dall’ex tesoriere prima del suo defenestramento, che raccoglie in modo disordinato fatture, scontrini ricevute e altra documentazione che comproverebbe i pagamenti delle spese personali di Umberto Bossi, della sua famiglia, di Rosi Mauro e delle persone piu’ legate al ‘Capo’, la cui posizione e’ al vaglio degli inquirenti, sebbene al momento nessuno di loro sia indagato.

Difatti il Procuratore Bruti, oltre ad aver dichiarato che al momento non ci sono nuovi iscrizioni, ha assicurato che per ora non e’ previsto alcun vertice con i pm di Napoli e Reggio Calabria che indagano su Belsito e sugli ‘affari’ della Lega.

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