Lega Nord, quale destino avrà? – di Antonio Gabriele Fucilone

Com’è noto, la Lega Nord si opporrà al governo di Mario Monti. E’ una scelta rispettabile e che va compresa, se non altro per garantire un’opposizione a questo nuovo governo che nasce tra molte luci e moltissime ombre. Purtroppo, però, qui c’è anche un’incognita che riguarda proprio il "Carroccio". La Lega Nord nacque come movimento di protesta verso un sistema che effettivamente era malato. Con l’avvento del presidente Berlusconi e la nascita di Forza Italia prima e del Popolo della Libertà poi, la Lega Nord divenne un partito istituzionale, una seria forza di governo. Seppe creare negli anni una classe politica di altissimo livello. Cito, come esempi, il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, l’onorevole Gianni Fava o il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Sia nella sua "fase di protesta" e sia in quella di governo, la Lega Nord seppe canalizzare ogni contestazione evitando situazioni ben peggiori. Ciò non è sostenuto da un "militante sfegatato" del Popolo della Libertà, qual è il sottoscritto, o da un leghista, ma da Riccardo Illy, esponente del Partito Democratico ed ex-presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia.

In pratica, la Lega Nord impedì la nascita di organizzazioni come l’ETA, le Brigate rivoluzionarie corse, l’Armata di liberazione corsa, la Barbagia rossa, lo Scottish National Liberation Army, l’Ulster Defence Association, l’IRA o Sentiero Luminoso. Ora, però, qui in Italia c’è un clima di forte anti-politica che, a dispetto di quello che scrivono certi giornali, è più forte di quanto si possa immaginare. Io, ad esempio, sento molti che contestano l’attuale situazione politica che vive l’Italia. Qualcuno dice anche che non andrà a votare perché "il voto sarebbe inutile, visto che i governi vengono scelti da altri".

Temo che questa ondata di anti-politica possa avere travolto anche la Lega Nord, che nel frattempo si è trasformata in un partito istituzionale. Quindi, la Lega potrebbe non essere più in grado di canalizzare questa contestazione e di fungere da "valvola di sfogo". Per questo, l’alleanza tra PdL e Lega Nord deve rimanere, almeno a livello "sotterraneo" (nella politica nazionale) ed in modo esplicito, in quella locale. Anzi, PdL e Lega dovranno continuare a parlarsi, per trattare i progetti futuri, quando si arriverà al voto. Lasciare solo il partito di Bossi in questo momento potrebbe essere rischioso, per i motivi che ho espresso prima.

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