Le lezioni per l’Europa dalla sconfitta di Renzi

A 41 anni, benchè indebolito, Renzi può tornare in futuro a giocare un ruolo politico importante; ma la sua sconfitta avrà ripercussioni in tutta l'Europa

Gli italiani hanno preferito l’immobilismo all’azione riformista e posto fine al sogno di Matteo Renzi di fare dell’Italia la “locomotiva d’Europa” capace di fare meglio della Germania. Certo a 41 anni, e benche’ indebolito, Renzi puo’ tornare in futuro a giocare un ruolo politico importante; ma la sua sconfitta, scrive sul quotidiano economico francese “Les Echos” l’editorialista Jacques Hubert-Rodier, avra’ ripercussioni in tutta l’Europa.

E non solo perche’ l’Italia e’ uno dei sei paesi fondatori della Comunita’ Economica Europea, da cui poi e’ nata l’Unione, ed e’ un paese membro del club dell’euro: diversi altri paesi, come la Francia o la Spagna, condividono con l’Italia alcune questioni come la paura dell’immigrazione, una elevata disoccupazione dei giovani ed un sentimento di rigetto, spesso irrazionale, della costruzione europea; ma anche, come e’ il caso della Gran Bretagna, un malessere sociale che i governanti non riescono piu’ ad intercettare.

A tutto cio’ si aggiunge il rischio che pesa sulla zona euro di un crollo del sistema bancario italiano, che non e’ stato ancora risanato del tutto. Se infatti la banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) e’ il presente inquietante del sistema bancario italiano, il suo futuro non e’ peraltro piu’ rassicurante: su “Les Echos” il corrispondente da Roma Olivier Tosseri nota come la vittoria del “No” al referendum costituzionale rischi di complicare altre delicate operazioni di salvataggio di istituti in difficolta’ e passa in rassegna le principali di queste operazioni in corso, ricordando anche come il Consiglio di Stato abbia bloccato la riforma approvata nel 2015 dal governo Renzi per il riassetto delle banche cooperative e popolari, sulla quale dovra’ pronunciarsi definitivamente la Corte costituzionale.

Per il sistema bancario italiano che dall’inizio dell’anno ha perso la meta’ del suo valore borsistico, il 2016 e’ un “annus horribilis” che non e’ ancora terminato. In ogni caso, conclude l’editoriale di Jacques Hubert-Rodier, non ci si puo’ accontentare di gioire, come fanno certi dirigenti europei, per la sconfitta dell’estrema destra in Austria: una nuova tempesta infatti puo’ levarsi a Sud.