Le donne americane tifano per Obama – di Ennio Caretto

Washington – Saranno le donne a decidere se Obama verrà rieletto presidente a novembre o se il  mormone Mitt Romney, ormai quasi certo della candidatura repubblicana, lo spodesterà. Mentre i maschi americani votano in lieve maggioranza per Romney, quasi i due terzi delle femmine votano infatti per Obama. E in America le donne sono circa il 53 per cento dell’elettorato. Per colmare il divario ed evitare una sconfitta, l’alfiere della destra punta sulla moglie Ann.

Mitt Romney, finanziere miliardario ed ex governatore del Massachusetts, è così poco comunicativo che i media lo dipingono come un robot. Ann è il suo volto umano, ha un fare accattivante, gli ha dato 5 figli. Quando parla della loro storia d’amore giovanile (lui aveva 18 anni lei 15) e della grande famiglia che ne è nata (contano ben 16 nipoti) l’America s’incanta. I repubblicani dicono che Ann Romney può catturare il voto femminile, che è meglio di Michelle Obama, che sarebbe una splendida first lady.

Per Mitt Romney, la carta Ann è una buona carta da giocare. Non è per colpa dell’ex governatore che la maggioranza delle donne americane gli è contraria. Se Romney accusa un incredibile distacco da Obama nel voto femminile, la colpa è soprattutto di Rick Santorum, il suo rivale alle primarie repubblicane. Santorum è un cattolico integralista e conservatore che propugna i valori biblici, niente aborto, niente femminismo ecc, e che si oppone al welfare state, dalla pubblica istruzione alla sanità di stato. Prima o poi dovrà ritirarsi  (continua a perdere). Ma ha già alienato ai repubblicani gran parte delle elettrici. Il danno è stato fatto. Molte donne americane sono più aperte degli uomini, e sono favorevoli, non ostili, al welfare state.

Per Ann Romney non sarà facile strapparle ai democratici, per i quali si sono di solito schierate, anche nel 2000, quando la Corte suprema, in maggioranza di destra, sottrasse in un pateracchio la vittoria al loro candidato Al Gore e la assegnò a George Bush. Non è affatto detto che il danno arrecato da Santorum a Romney sia irreparabile. In politica, sei mesi sono una eternità e i rapporti di forza tra Romney e Obama potrebbero capovolgersi. Ma che cosa accadrebbe nell’improbabile caso che Ann avesse successo? Obama possiede una carta da giocare, la carta della ex first lady e attuale segretaria di stato Hillary Clinton. Nominarla candidata alla vicepresidenza al posto di Joe Biden vorrebbe dire neutralizzare Ann Romney. Il presidente lo sa. Sa che Hillary ha un vasto seguito tre le donne. Alle elezioni gli uomini e le donne americani rivelano priorità diverse. In prevalenza i primi pensano al successo personale e alla forza del paese, le seconde al benessere della famiglia. Per questo le donne, soprattutto in questi anni di crisi finanziaria ed economica, vedono bene l’assistenza dello stato. Il mercato, Wall street non le persuadono. Per loro il fattore umano, come difendere i deboli, è più importante che per gli uomini.

Lo dimostra la disputa tra il presidente e la Corte suprema sulla riforma sanitaria di Obama, disputa in cui le donne sono al suo fianco. Il prossimo giugno, la Corte sentenzierà se la riforma sanitaria, che rende obbligatoria l’assicurazione medica per oltre 30 milioni di americani che ne sono privi, sia incostituzionale. In 3 udienze i giorni scorsi, i 5 giudici  conservatori della Corte, (gli altri 4 sono liberal), hanno segnalato di ritenerla tale perché lesiva della libertà dei cittadini, una imposizione dello stato, sebbene approvata dal Congresso. Come a dire che la riforma  dovrebbe essere abolita. Non è escluso che il presidente della Corte John Roberts, che avverte il peso di una sentenza tanto radicale, o l’ago della bilancia della Corte stessa, Anthony Kennedy, un conservatore capace di moderazione, ci ripensino e la salvino almeno in parte.

Ma ciò che colpisce è che il dibattito ha attenuto alla lettera, non allo spirito della riforma, e che ha toccato tutti i temi ideologico, legislativo, finanziario ed economico possibili, ignorando il tema di fondo, l’elemento umano. A differenza della maggioranza degli uomini, la maggioranza delle donne appoggia la riforma. In America esiste la sanità di stato per i poveri (Medicaid) e per gli anziani (Medicare). E gran parte degli americani che ne sono privi hanno l’assicurazione medica. La riforma (Obamacare per i suoi nemici) non è universale, lascia senza protezione circa altri 15 milioni di persone. Ma su di questo e, nel caso che fosse cancellata, su che cosa accadrebbe alle famiglie dei non protetti, i giudici conservatori non hanno detto una parola. Tuttavia, i media liberal li hanno attaccati non perché sordi alle istanze sociali e umanitarie del Paese, bensì perché propensi a usurpare i poteri del Congresso.

Il Washington post ha definito la Corte “La suprema legislatura” e ha chiamato i giudici “Senatori”. E’ possibile che porre in primo piano il fattore umano non sia più in sintonia con i tempi? C’è da temere di sì, a meno che le donne in tutto il mondo non si impongano. In questi tempi di crisi, in America soprattutto ma anche in Italia, si parla quasi solo di finanza. C’è voluto Jim Yong Kim, l’illustre medico non a caso candidato da Obama alla guida della Banca mondiale, per ricordare al mondo che “investire negli esseri umani è un imperativo economico e morale”. “Io ho affrontato le forze della povertà” ha scritto sul Financial times “e ho visto che le scuole, le cliniche, le infrastrutture cambiano la vita dell’umanità”.

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