La Vespa compie 70 anni, simbolo del made in Italy nel mondo

Il compleanno il 23 aprile. La Vespa festeggia i suoi primi settant’anni. Amata dagli italiani di ieri e di oggi, è apparsa nel mondo finora con diciotto milioni di esemplari. Passata di mano come proprietà nel 2003, è stata riprodotta infatti in diciottomila pezzi. Un mito, la cara inimitabile Vespa, lo scooter più famoso del pianeta. Una storia meravigliosa, dal 1946 a oggi. La nascita dal brevetto industriale firmato dall’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio. Il 23 aprile, appunto, la Piaggio depositò il brevetto.

Il primo modello è una Vespa 96 che debutta al circolo Golf di Roma. Nel 2012 il modello evocativo 946, in versione esclusiva, che interpreta lo stile originario della Vespa in chiave contemporanea. L’adozione della guida autonoma è prevista nei prossimi cinquant’anni. “Vespizzatevi” è lo spot d’autore, il primo di una lunga magnifica serie, datato 1950. Un suggerimento a prendere in seria considerazione l’utilità di procedere all’acquisto dello scooter. L’azienda Leader di Firenze, dieci anni più tardi, conia lo slogan destinato a creare grande rumore. “Chi Vespa mangia le mele, chi non Vespa no”, palese l’offesa alla sintassi, ma la cosa funziona alla grande, in un’epoca definita frizzante, piena di fermenti. Laddove la mela oggi non è più incisivo fenomeno di trasgressione, ma riporta alla mente un marchio che ha sviluppato, in un altro campo, concetti che sono propri di questa amata settantenne. Unicità, premium, distinzione, conoscenza globale. Due tipi di mele, in definitiva, diverse nella forma e nelle funzioni, eppure fortemente legate da parte di chi le usa. Mele che costano care e premono sul desiderio forte di possederle con una richiesta decisa: se mi vuoi, mi paghi di più.

Settant’anni della Vespa sono un film di cui si conosce a memoria la trama. Il modello 150 GS, il più apprezzato, amato e ricordato, si presenta al mondo nel 1955. Motore 150, cambio a quattro marce, sella lunga e manubrio-fanale carenato. L’esercito dei vespisti si espande in Europa, fino all’Inghilterra e poi nel resto del mondo. La Piaggio è tenuta a cambiare attitudine e atteggiamento verso la comunicazione. Il disegno dell’ingegnere D’Ascanio, non amante delle moto, calamita l’interesse di disegnatori e illustratori. Il francese Savignac, l’italiano Leo Longanesi. La Vespa appare sui cartelloni della metropolitana di Stoccolma e in Portogallo. Il cinema in generale si serve della Vespa di Pontedera consegnandola alla celebrazione dell’immaginario. Lampante e significativa la presenza dello scooter più famoso del pianeta in “Vacanze romane”. Audrey Hepburn e Gregory Peck diventeranno, con altre star del cinema, testimonial per il gioiello della meccanica italiana.

L’avanzata della bella è proseguita nel 1978. Irrompe sul mercato mondiale la PX, con il caratteristico bauletto sistemato dietro allo scudo. Un progresso innegabile dal punto di vista estetico e delle prestazioni. Il cambio di proprietà nel 2003, con l’ingresso in società di Roberto Collanino, che ne assume il controllo e impone l’internazionalizzazione produttiva. Vengono aperte fabbriche in India e in Vietnam. La Vespa più potente delle tante versioni sorelle è la GT 300 Super, prodotta nel 2008. Classe over 250, sposa l’eleganza con la potenza esclusiva. La nuova versione ad annunciare la Vespa dell’anniversario. Questa del settantennio e dopo diciotto milioni di pezzi, celebrativa e lussuosa. E con una caratteristica ben precisa, la Vespa a settant’anni non è da pensione. Perché ha saputo evolversi al passo coi tempi, a dimostrazione evidente che è nata in anticipo sui tempi. Una fusione ibrida fra elementi aeronautici e quelli di una piccola auto a due ruote. Il mitico bicilindrico.

Ma come saranno il domani e il dopodomani della Vespa? Le radici sono nel passato da rispettare; evidente e presente l’evoluzione. La Vespa come moderno oggetto per definizione. Proprio questo le consente di continuare a vivere in brillantezza. La sua vera forza è rappresentata dalla sua modernità. Risulta perciò difficile, a questo punto, cambiare qualcosa anche nel design della Vespa, veicolo globale doverosamente sensibile alle esigenze di una clientela globale. Da qui la difficoltà di confine fra tradizione e innovazione.

L’impegno di Vespa Piaggio riguarda l’adeguamento alla nuova cultura digitale. Un esercizio anch’esso doveroso da portare avanti in maniera non passiva. Forte del suo stile unico e della fedeltà a se stessa, diversi da quello degli altri. La Vespa settantenne come simbolo della cultura industriale e della creatività italiana. Insieme con la volontà di evolversi ancora verso nuove soluzioni. Anche le più estreme. Come la Vespa a guida autonoma. Potrà averla, a patto però di sviluppare un rapporto personale con chi la guida. Una relazione stretta con chi la possiede, nel rispetto di un concetto antico, fondamentale: la Vespa è un veicolo affettivo, a cui si affeziona. Settant’anni di vita e di amore lo dimostrano.