La trovata del Fertility Day – di Simona Aiuti

La Lorenzin ha avuto una bella alzata d’ingegno e le donne italiane in età fertile e non, hanno poco gradito. Uno degli slogan più fastidiosi è senz’altro “La fertilità è un bene comune”, come se lo stato o la cittadinanza avessero dei diritti e delle opzioni sull’apparato riproduttivo delle donne italiane. Poi la Lorenzin ha continuato con “Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi”, una trovata a dir poco patetica. A parte che un genitore con la grisaglia davanti a simili parole sente l’angoscia salirgli fino all’età pensionabile, ma vogliamo mettere dei neonati nelle mani di ragazzini? La cara ministra della Repubblica Lorenzin non tiene conto delle incertezze economiche dei giovani, problema che lei non ha, visto il suo lauto stipendio, quindi non avrà problemi a comprare scarpe dopo il suo parto gemellare, per il quale forse avrebbe voluto un encomio. Lo sappiamo bene che oggi si fanno meno figli, forse però quelli che nascono sono voluti, amati e desiderati. Qualcuno dovrebbe ribadire il concetto, credo leggermente “terremotato”, visti i tempi che viviamo, che la maternità non è più né un traguardo né uno status, eppure ancora oggi, le single sono considerate dei soldati semplici e le madri, anche se sgangherate, delle generalesse. Avere o non avere figli non è solo questione di temere di non arrivare a fine mese. Diciamo pure che c’è chi non vuole riprodursi e non per questo deve sentirsi un mostro o un nemico dello stato.

Avere un bambino deve essere una scelta legittima agevolata da politiche sociali e non incoraggiata in modo così grottesco.

Un altro slogan della campagna recita, “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. Quindi i figli di genitori poco brillanti, o nati senza una programmazione, o addirittura da violenze, o dopo due bicchierini che fanno cedere i freni inibitori che si fa, li mettiamo in un campo di concentramento? Li eliminiamo perché difettosi? Ma la cara Lorenzin, sempre quella che ha avuto un parto gemellare e forse anche due medaglie, ha dato il meglio di sé con “La bellezza non ha età. La fertilità sì”.

Quest’uscita infelice non è solo idiota, ma dovrebbe anche essere subito ritirata, perché ferisce la sensibilità delle donne e credo anche di molti uomini. Si tratta di un concetto che è uno schiaffo alle donne che certamente non sentivano la necessità che qualcuno ricordasse loro che la fertilità non è per sempre, specie se sono state male. Non tutte le donne riescono a snocciolare due gemelli come ha fatto mia nonna o mia cugina Stella. Ci sono anche quelle che ci provano ma non ce la fanno per una malattia, per un cancro maledetto, o perché essendo responsabili, non avendo accanto un uomo che amano, non se la sentono di procreare a vanvera e si mordono il labbro pensando che forse resta poco tempo. Guardano le pance, le carrozzine e sentono talvolta quel profumo di certi neonati e dentro piangono, quindi questo slogan non serviva.

Credo inoltre che non sia compito del ministro della salute fare certe alzate d’ingegno, e che invece proprio della salute dovrebbe occuparsi se vuole che le donne tornino a procreare. Dovrebbe occuparsi di ogni pronto soccorso italiano che esplode con anziani in barella i quali talvolta ci lasciano le penne, dei reparti che chiudono e del personale che è poco, mal pagato e che non ce la fa più.

Dovrebbe occuparsi del vitto che come ho potuto costatare è pessimo e a volte arriva da cento chilometri di distanza e di casi come quello di mia nonna novantenne che non trovando posto in un reparto, fu alloggiata in un magazzino!

La Lorenzin, se vuole che le donne abbiano una maternità sana e responsabile, dovrebbe fare in modo che le studentesse siano accolte gratuitamente da ginecologi, che facciano esami, ecografie e mammografie, estese anche alle donne anziane, che spesso come nonne sono mamme due volte.

In Italia partorire costa tantissimo, partendo dalle visite ginecologiche e poi la cara ministra dovrebbe sapere che non ci sono molti asili e quelli che ci sono costano troppo. Vorrei anche dire che le donne straniere rifugiate o migranti non pagano niente, forse è giusto, ma è altrettanto giusto che dobbiamo pagare sempre e tutto noi? Questa è un’altra storia, ma ci rifletta cara ministra.