La Pina, il fenomeno – di Simona Aiuti

La Pina nasce a Firenze il 20 giugno di un anno che non vi dirò perché tra donne qualche bel gesto ogni tanto c’è e come, forse non me lo ricordo ed è colpa del decolorante che colando ha bruciato un paio di neuroni della memoria e va benissimo. Al secolo è Orsola Branzi, nome altisonante, che fa pensare a qualcosa di aristocratico, raffinato e anche un po’ snob, ma lei, la regina di “Pinocchio” che sembra la zia italiana e buona di Lady GAGA, è snob come poteva esserlo Madre Teresa di Calcutta, dolcemente e vagamente tamarra e le piace così!
Meglio essere La Pina, come dice lei, sembra il nome di un parente e fa simpatia. Rapper di successo, la cui voce non è cambiata negli anni, è una delle conduttrici radiofoniche italiane di maggior successo con Pinocchio, accanto a Diego dal 2001 e alla fine è tracimata alla tele, un po’ alla “vecchia” forse pensava lei, e invece è stilosa, super tacco, magrissima e bisogna sottolinearlo, altrimenti mica stiamo là a far accoppiare i facoceri con le marmotte, no, bisogna tenere botta, e lo direste che la Pina lavora ai ferri? Già ed è pure una tradizione di famiglia che condivide con mamma e sorella. Lei occhio azzurro bistrato di eye liner e amica dei gay che hanno lo stesso suo hobby, altro che se lo è, degli orsi per esempio, uomini gay, che prediligono l’irsuto pelosetto, e detestano l’effeminatezza eccessiva. Adorano lavorare a maglia, perché la morbidezza della lana ricorda un po’ il pelo maschile.

Nella categoria “orsi” c’è il cub, ovvero il bear giovane, il polar che è bear di pelo bianco, e “la lontra” è l’orso più magro, comunque potenziali amici della Pina. Quindi si sferruzza, e si conquista il fidanzato con sciarpe a volte forse improbabili, ma sembra che il lavoro a maglia rilassi non poco la DJ che pensa che i tatuaggi siano una delle poche cose definitive a questo mondo e diffida molto da chi va a cancellarseli; e poi se ha voglia quando può va a Tokyo, luogo che adora.

Dice di se stessa d’avere un carattere terribile, ma non ci credo fino in fondo. Innamorata di Napoli e della musica di quel micro cosmo, ma anche del genere giapponese, icona dello stile e di un gruppo di fan della radio adorabilmente squinternati che fanno le cose più demenziali, come spiaccicare il gatto della zia e dare la colpa al fratello più piccolo!

Pina non ha uno stile, ma lo stile ce l’ha dipinto addosso. Non si può parlare di lei, senza citare o rimanere incantati dalle sue braccia colorate e non solo, dipinte e incise di tatuaggi, la storia sulla pelle: farfalle, fiori, tigri, scritte, rondini, una geiscia. Oggi la parola d’ordine è Queen Size, interviste in un lettone che sembra una navicella spaziale un po’ romantica, con personaggi della musica, dello sport e dello spettacolo. L’atmosfera è un po’ ovattata, soffusa, intima ma non pigiamata, però predispone l’ospite a parlare sia di cose demenziali sia di cose più personali. Insomma la Pina è la Pina e basta!

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