La penitenza del No

Nel Bel Paese, chi si ritiene sconfitto, ha l’opportunità di rifarsi. Lo scriviamo anche per chi non è stato mai parlamentare, ma Primo Ministro sì.

Il 2017 si evolverà con segnali, interni e internazionali, ben lontani da una parvenza di normalità. Che non sia solo una nostra percezione lo confermano i fatti interni e internazionali che sono stati protagonisti di quest’anno al tramonto.

Non riteniamo, per obiettività, che il prossimo sia il primo per una ripresa con effetti risanatori sul fronte dei bilanci familiari e occupazionali. Il Prodotto Interno Lordo resterà, ancora contenuto e la disoccupazione continuerà a mantenere livelli irregolari anche per un Paese, com’è il nostro, dove di lavoro per tutti, non ce n’è mai stato. Ora, non riteniamo rilevante verificare il “perché” e il “percome” di una situazione d’abbattimento che neppure la più avveduta politica potrebbe risollevare.

Troppe le concause di lontana origine e ancor più i compromessi che ne hanno consentito il perdurare. La foto panoramica del nostro Paese resta “sfuocata”. Proprio sotto quei profili che dovrebbero essere ben chiari per evitare altri errori. Perché d’alternative ce ne sono rimaste poche. La nostra non è una sensazione di malessere superficiale. Essa è profonda e s’insinua anche in strati della società che ne era immune. Questo significa che persiste ciò che non funziona nel modo corretto. Ovviamente anche a livello politico.

Lo avevamo evidenziato già al tramonto della Seconda Repubblica. Ora il nuovo Esecutivo “a tempo” avrà da fare i conti con una frazione del PD che non ne condivide le strategie e, forse, anche le alleanze. Quelle che avevamo identificato come “effimere”. Cioè con prospettive di limitata durata. Per non arrenderci al fatalismo della situazione, né al pessimismo del momento, non ci resta che analizzare gli sviluppi prossimi dell’iter politico nazionale. Sempre in attesa della sospirata nuova legge elettorale.

La teoria dei due “pesi” e delle due “misure” resta di difficile eradicazione. Che sia solo una nostra percezione? Non lo riteniamo; anche se siamo disponibili nel riconoscere eventuali diversità di percorso. Nel Bel Paese, chi si ritiene sconfitto, ha l’opportunità di rifarsi. Lo scriviamo anche per chi non è stato mai parlamentare, ma Primo Ministro sì.