La pasta fa gli italiani magri – di Roberto Zanni

Gli italiani sono magri. Gli americani no. E anche se, ultimamente, le cose possono essere un po’ cambiate, sono gli italiani a essere diventati un po’ più grassi e gli americani (leggermente) più magri, la differenza continua a essere grande. Colpa del fast food, delle abitudini in cucina che per noi, italiani, sono ben diverse, più salutari, anche se poi la voglia e la mania dell’hamburger, diventato, suo malgrado, simbolo del male a tavola, ha contagiato tutto il mondo. E anche l’Italia ovviamente.

Però noi abbiamo la pasta, anche se questo piatto così speciale, fa pensare gli americani: ma perchè con la pasta non si ingrassa? Con i carboidrati si dovrebbe… E loro, gli americani, che hanno provato la pasta, non si sono accorti che si possa dimagrire, o almeno non ingrassare, con un bel piatto di spaghetti. Ecco allora per gli increduli, e anche coloro che fanno confusione, un libro che esce proprio in questi giorni negli Stati Uniti.

Si chiama ‘Eating Rome: Living the Good Life in Eternal City’, vivere una buona vita nella Città Eterna, a tavola ovviamente. L’ha scritto Elizabeth Minchilli, cognome che svela l’attinenza con l’Italia, autrice che ha vissuto diversi anni a Roma e in Italia, ma che non ingrassa. Ecco allora l’idea del libro.

"Sì, mangiamo pasta tutti i giorni – scrive – e possiamo anche farla seguire dalla carne". Affermazioni che per noi non aggiungono nulla di nuovo, ma che invece, per gli americani possono rappresentare l’ingresso in un mondo diverso, anche se oggi non ci sono ormai più confini, qualsiasi sia l’argomento di cui si parla. "La pasta che noi mangiamo – continua Mrs. Minchilli – è per quello che riguarda la porzione totalmente controllata, gli italiani sono davvero precisi per questo, con una formula facile: 100 grammi o anche meno per persona. Non succede mai di vedere quelle porzioni che si potrebbero aspettare negli Stati Uniti".

Negli Anni Novanta, i ristoranti italiani di Los Angeles, era una abitudine, servivano la pasta in ciotole giganti, ogni porzione poteva dare da mangiare non a una persona, ma a una famiglia di tre o quattro. Ecco la differenza, quella abitudine, che esiste ancora oggi, non importa se si mangia italiano o messicano o cinese, che c’è negli USA: esagerare, e di tanto, nella quantità. Per forza che poi negli States c’è quella abitudine, consolidata, di portarsi a casa quello che resta: come si fa a mangiare tutto quello che portano al ristorante?

Anche se qualcosa è cambiato, ancora oggi l’americano è affascinato da quella abbondanza che si incontra nei ristoranti. Quando Evan Funke aprì ‘Bucato’, un paio di anni fa a Culver City, non lontano da Los Angeles, pasta fatta a mano, in onore dell’Emilia-Romagna, qualche lamentela si levò. Non per la qualità della pasta, ma per le dimensioni delle porzioni, in stile italiano. Cioè piccole per gli americani. Infatti ‘Bucato’ serviva, e serve, la pasta in autentico stile italiano e cioè non come piatto unico, principale, ma come l’inizio del pasto, e che comprende più portate, almeno un secondo e un contorno, se non si vuole l’antipasto. "Ogni portata è di dimensioni relative all’interno della sequenza in cui si trova – cerca di spiegare, agli americani, Evan Funke – così ci può essere l’antipasto, la verdura, la frutta, il dolce, il caffè e la grappa… Ecco un pasto serio, ma ovviamente la maggioranza degli americani non mangia così. E nemmeno io. Le porzioni a ‘Bucato’ riflettono l’approccio che gli italiani hanno con la tavola, dove la pasta non è mai al colmo del piatto. La nostra pasta fatta a mano non è economica, in generale una singola porzione arriva ai 100 grammi e non ai 3-400 di tutti i ristoranti di cucina italiana a Los Angeles".

Angelo Auriana, chef e coproprietario di un altro ristorante californiano, ‘Factory Kitchen’, al ‘Los Angeles Times’ ha invece raccontato una sua chiacchierata avuta con un collega italiano che era appena arrivato a San Francisco. “Ricorda – gli disse – in Italia la pasta è come per gli americani un antipasto, la metà per dimensioni…”. E se anche i grammi non corrispondevano alla vera realtà, Auriana parlava di 65- 70 che si potevano trasformare nel doppio, misure ancora totalmente italiane, la differenza tra i due modi di mangiare è sempre evidente oggi e se gli americani si buttano, e ingrassano, generalmente con un piatto solo, gli italiani, in un unico pasto possono assaporare gusti diversi, dall’antipasto fino al dolce, possono mangiare molto meglio e magari non aumentare di peso…

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