Messico, la “morte annunciata” di Miriam Rodriguez

Hanno scelto il giorno della Festa della mamma per uccidere Miriam Rodriguez, simbolo della lotta dei messicani contro una delle più orrende piaghe in atto da anni nel Paese: il sequestro e la sparizione di migliaia di innocenti.

Miriam Rodriguez

Hanno scelto il giorno della Festa della mamma per uccidere Miriam Rodriguez, simbolo della lotta dei messicani contro una delle più orrende piaghe in atto da anni nel Paese: il sequestro e la sparizione di migliaia di innocenti.

Assassinii e sparizioni sembrano rincorrersi ad orologeria in questo grande e bellissimo Paese, che purtroppo non è ancora riuscito a liberarsi dal giogo della criminalità e del narcotraffico, perlomeno in alcune regioni e in tantissimi comuni, oggettivamente in mano ad un potere parallelo che ancora oggi semina violenza e morte.

Abbiamo ancora nei nostri occhi le immagini del terribile assassinio di Gisela Costa, sindaco neo-eletta di Temixco, uccisa lo scorso anno a meno di ventiquattro ore dal suo insediamento; anche lei aveva fatto della lotta contro la delinquenza organizzata e i cartelli della droga la sua bandiera politica.  Lo Stato non è riuscito ad evitare il martirio di Gisela ieri e di Miriam oggi, nonostante si sapesse quanto fossero oggetto di minacce da parte di una criminalità spietata e vendicativa.

L’assassinio il giorno della Festa della mamma

Miriam era una mamma, anche se non avrebbe comunque festeggiato questa giornata: cinque anni fa le sequestrarono la figlia Karen Alejandra, una bambina di soli cinque anni!

Il corpo della bambina fu ritrovato dopo due anni dalla sparizione in una fossa comune, lungo la rotta che porta droga e clandestini verso gli Stati Uniti.   Miriam non si era chiusa nel suo dolore; aveva fondato la “Comunidad Ciudadana en busqueda de desaparecidos en Tamaulipas” , organizzazione della società civile impegnata nella difesa dei diritti umani e nella lotta contro la sparizione delle persone.

Nel 2014, l’anno in cui fu ritrovato il corpo della piccola Karen Alejandra, a Iguala nello Stato di Guerrero sparirono quarantatre giovani studenti, in quella che forse è stata la più grande e vergognosa sconfitta per uno Stato, il Messico, che da anni ha dichiarato una guerra spietata a tutte le mafie ma che evidentemente non riesce ancora ad assicurare a tutti i suoi cittadini sicurezza sicurezza e giustizia.

Eppure sono tanti in Messico a lottare e a mobilitarsi contro questa piaga, nel mondo della politica, come in quello religioso e del volontariato; il martirio, perché è di questo che si tratta, di Miriam Rodriguez e di Gisela Costa sono anche la drammatica dimostrazione di questa rivolta in atto nel Paese.

Le reazione della comunità internazionale

La Conferenza Episcopale messicana così come le Nazioni Unite si sono immediatamente espresse sull’assassinio di Miriam; non solo per esprimere cordoglio e solidarietà ma anche per chiedere al governo messicano misure immediate che non rendano impunito anche questo assassinio.

Il Messico, come dicevo, è un grande Paese e sarebbe sbagliato identificarlo con le aree controllate dal narcotraffico o con episodi orrendi come questi.

La comunità internazionale, l’Italia e l’Europa, che del Messico sono amici e partner importanti, non possono però evitare di elevare un forte appello affinché siano poste in atto politiche e azioni in grado di interrompere questa triste catena di morti e sparizioni.

Con l’Italia esistono non solo forti legami storici e culturali, unitamente a ottime relazioni istituzionali; con il nostro Paese il Messico mantiene una eccellente cooperazione nel campo giudiziario e della lotta alla criminalità organizzata, che potrebbe essere intensificata anche alla luce della nostra esperienza in materia di lotta al terrorismo e alle mafie.

Il nostro contributo

Potrebbe essere il nostro contributo alla lotta di Miriam, di Gisela e delle tante vittime di una violenza che continua a insanguinare la “Tigre Azteca”, termine con il quale viene definito questo grande Paese latino-americano.   Una tigre ferita, che può tornare a mostrare la propria forza soltanto se sarà in grado di mostrare al mondo che è possibile assicurare alla giustizia gli autori di tali crimini efferati, evitando – soprattutto – che quanto è successo a Iguala, Temixco e Tamaulipas possa tornare a ripetersi.