La missione di Renzi in Cina – di Marco Chierici

Sono certo che la missione del nostro premier Matteo Renzi in Cina, Vietnam e non so dove altro, sia stata organizzata a fin di bene. Il presidente del consiglio, accompagnato dai leader di cinquanta grosse aziende italiane, banche comprese, intende con questa operazione allacciare nuovi contatti per le nostre esportazioni e quindi agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro nel nostro Paese.

Tutto condivisibile e tutto adeguato e, come dicevo, predisposto per migliorare l’economia dell’Italia utilizzando un canale che può raggiungere miliardi di potenziali consumatori. Già, i cinesi ricchi acquistano le Ferrari e laggiù comprano perfino le vespe Piaggio.

Sono altrettanto certo che Renzi dimenticherà di chiarire, soprattutto con la Cina, alcuni temi che stanno a cuore, non solo a chi scrive, ma a milioni di occidentali; veniamo al dunque. 

Renzi non chiederà al governo cinese di impegnarsi affinchè la loro concorrenza sul nostro territorio sia leale e non sleale. Non credo che si porrà il problema, non trascurabile e tragicomico, dei cadaveri (migliaia) di cinesi che muoiono in Italia e non si sa dove finiscano.

Chi, tra la folta delegazione italiana, si chiederà come fanno i cinesi a vendere capi di abbigliamento a 3 euro iva compresa? Chi, tra la delegazione italiana, chiederà a quei governi perché sfruttano il lavoro minorile costringendo innumerevoli persone ad una vera schiavitù? Chi si porrà domande sui diritti umani? Soprattutto tra i banchieri, chi si chiederà come fanno i cinesi ad acquistare immobili in Italia utilizzando denaro in contante a milioni, mentre ai loro sportelli non ci danno oltre mille euro nemmeno quando sono di nostra proprietà?

Insomma, va bene esportare perché è risaputo che il denaro non puzza, ma un premier che si rispetti, un governo che si rispetti, non dovrebbe lasciarsi battere anche quando gioca in casa.

Tutte le normative sulla sicurezza, tutti gli F24, tutti i bollettini vari, i bilanci, gli atti integrativi, gli studi di settore, riguardano i milioni di cinesi che vivono e guadagnano in occidente? Io non credo, non lo credo, a meno che qualcuno ce lo dimostri chiaramente una volta per tutte.

Ieri sono entrato in un grande magazzino di articoli sportivi; ho preso in mano una bella borsa da palestra, colorata; il prezzo era di 50 euro. Ho girato l’etichetta e ho letto: made in Vietnam. Allora istintivamente mi sono detto: questa borsa è costata 3 euro a questo commerciante italiano, forse 5? 10? Ed è stata prodotta sfruttando probabilmente lavoro minorile, quindi io non la compro. Se io la compro faccio guadagnare il 1000% a un imprenditore che non ha alcuna moralità. 

E che dire dei nostri sindacati? Perché non si pronunciano? Forse perché i cinesi non si iscrivono alla CGIL? Ma i sindacati sono una storica istituzione e dovrebbero tutelare i lavoratori tutti, non solo coloro che pagano l’obolo mensile. I sindacati non sanno, non vedono, non sentono quel che accade alla luce del sole in tutte le nostre città?

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