La memoria della destra – di Marco Zacchera

Sono stato lunedì scorso a Bergamo ai funerali di Mirko Tremaglia e non mi interessano le polemiche sull’assenza di Gianfranco Fini (che forse non ha ricordato completamente come nel 1987 – se divenne segretario nazionale del MSI-DN – lo fu anche grazie a Tremaglia), ma quello che mi ha stupito è stata l’assenza di molte persone che io spero veramente abbiano almeno ricordato con commozione vera, nel loro animo, la scomparsa di una persona controversa, ma che ha sicuramente scritto una pagina nella storia della destra italiana.

Assistendo al funerale di Mirko, tra qualche saluto romano e troppa gente distratta, pochi colleghi parlamentari e tanti che forse sono stati assenti anche per la concomitanza delle feste natalizie, mi chiedevo quale sia il senso della “Destra” oggi in Italia e soprattutto notavo la tristezza di una lampante evidenza: in pochi anni è stata cancellata e distrutta – temo per sempre – quella che era una “comunità” politica che si era generazionalmente molto evoluta in AN rispetto al MSI-DN di una volta, ma aveva comunque mantenuto le caratteristiche di un movimento politico con dei segni visibili e  caratteristici.

Un radicamento territoriale, una continuità di spiriti, amicizie importanti e radicate, spirito di “correnti” e leader di riferimento, insomma un mondo umano importante  e che pur era quasi del tutto favorevole a dar vita ad una forza politica di centro-destra condizionante la politica italiana.

Quando Fini propose lo scioglimento di AN nel PDL tutti o quasi (ricordo l’opposizione di Roberto Menia) furono e fummo d’accordo, convinti di riuscire a trasformare FI in un nuovo PDL comune trasferendoci le nostre caratteristiche ma – al di là delle “norme di garanzia” del fatidico rapporto 70/30 – la sconfitta è stata cocente. Ci si è poco amalgamati, non si è cresciuti dal punto di vista ideologico, la presenza di Berlusconi ha condizionato in tutto le scelte strategiche.

E’ la cronaca di tutti i giorni a parlare e mi pare che pochi si interroghino sul futuro, non intendendolo solo sul come salvare il proprio posto al sole o il proprio incarico, ma sul piano dei contenuti. Per questo credo che sia importante “fare memoria” e per esempio non disperdere tutto quel patrimonio storico, documentale, politico che è stata Alleanza Nazionale, nata formalmente a Fiuggi nel 1995 ma già ipotizzata negli anni precedenti e che ha avuto tutta una sua storia ed una sua dignità.

Mi auguro che la “Fondazione Alleanza Nazionale” in futuro non amministri allora solo ex sedi e proprietà immobiliari, ma soprattutto si dedichi a documentare e preservare almeno la memoria di un percorso politico. Credo che un giorno sarà interessante studiare tutta l’evoluzione della politica italiana dopo il 1945 con la repentina chiusura della “prima repubblica” e magari tra 50 anni qualcuno si chiederà: “Ma perché quelli lì, che volevano tanto cambiare il mondo, ad un certo punto – come i dinosauri – sono scomparsi dalla scena?". O forse non finirà così, ma certamente questo dipenderà solo da ciascuno di noi.

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