La lotta alla mafia è una cosa seria – di Antonio Gabriele Fucilone

Tutti si riempiono la bocca con l’espressione "lotta alla mafia". In Sicilia, il centrosinistra ha candidato Rosario Crocetta (che oggi è presidente della Regione) in nome della lotta alla mafia. Crocetta, infatti, è visto come un simbolo dell’antimafia. La sinistra ha sempre usato la lotta alla mafia come un tema per fare propaganda contro il centrodestra. Dal canto loro, Beppe Grillo ed i suoi attaccano la classe politica attuale ritenendola in toto collusa con la mafia. Io penso che la lotta alla mafia sia una cosa seria e di tutti. In primo luogo, la mafia non ha colore politico. Essa è legata al denaro e al potere.

Non è giusto, quindi, mettere la lotta alla mafia nel calderone dello scontro politico. Anzi, fare della lotta alla mafia una lotta politica di un partito (o di un movimento) che attacca gli altri (accusandoli di contiguità con la mafia) significa solo fare un grosso favore alla mafia. Di fronte ad una società civile divisa dallo scontro politico, la mafia si sente sicura e fa quello che vuole. Anzi, essa usa il principio del "divide et impera", cercando di attrarre a sé parte delle masse sfiduciate da certa politica. Quindi, chi usa la lotta alla mafia per fare propaganda politica è come un calciatore che fa autogol. Io penso che per fare una seria lotta alla mafia bisogna, prima di tutto, ricostruire il rapporto tra cittadini ed istituzioni. Oggi, noi ci troviamo di fronte ad istituzioni che sprecano soldi, che sono inefficienti e che tassano oltre la misura consentita, strozzando famiglie ed imprese. Inoltre, la giustizia è lenta ed inefficiente. Un cittadino, per ottenere giustizia, deve aspettare mesi (se non anni) tra processi ed avvocati e (magari) non riesce neppure ad ottenere quello che cerca.  Per fare una seria lotta alla mafia, servono (prima di tutto) riforme serie, per rendere le istituzioni più efficienti e meno sprecone. Serve anche una seria riforma della giustizia. Inoltre, si deve ripristinare a pieno regime l’articolo 41 bis della legge 354/75, articolo che prevede il carcere duro, per i reati di mafia. Il governo del presidente Berlusconi ha già fatto qualcosa in questa direzione, ma si deve fare di più.

Soprattutto, però, serve l’educazione dei giovani. La lotta alla mafia è cosa di tutti e dobbiamo capirlo, per il bene nostro e di chi verrà dopo di noi.

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