La Lega ‘di lotta’ e il governo Monti – di Margherita Genovese

La Lega in Parlamento sta facendo esplodere  i fuochi d’artificio. In Senato ha sollevato cartelli contro la manovra ("e’ una rapina") e se l’e’ presa con il presidente del Consiglio Mario Monti e con il presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani (entrambi si sono sentiti dare del "pagliaccio" dai senatori del Carroccio). Ieri alla Camera dei Deputati i lumbard se la sono presa con il presidente Gianfranco Fini: Massimo Pini gli ha dato del "cialtrone".

Il clima e’ infuocato. La Lega sente forte l’odore di voto anticipato e, come ha anche sottolineato Silvio Berlusconi, punta a riconquistare il proprio elettorato, deluso dalla Lega "di governo" e amante della Lega "di lotta". Se qualcuno descrive come una "sceneggiata" la protesta leghista in Aula, altri invece condividono. Su Facebook, sui blog vicini al centrodestra, la Lega riceve applausi virtuali. Mario Monti non piace, non piace la manovra economica del governo, poco coraggiosa nei confronti dei poteri forti e delle varie lobby, troppo dura e inflessibile nei confronti dei soliti noti, i pensionati, le famiglie, il ceto medio, gia’ massacrato negli ultimi anni.

Dove si andra’, di questo passo? Ecco che torna lo spettro del voto anticipato. Cosa aggiungere? Cominciamo con una perla di saggezza: nonostante tutto, il voto nelle nostre attuali condizioni di instabilita’ finanziaria sarebbe un boomerang e chi se ne fa paladino e’ un irresponsabile. E continuiamo con altre amare riflessioni: il governo dei professori e le riforme strutturali sono il prezzo da pagare per mantenere la fiducia dei mercati; il nostro Paese non deve diventare il capro espiatorio di una politica europea fallimentare; le opportunita’ del domani passano attraverso i sacrifici di oggi. Questo dobbiamo pensare, e non cadere nel tranello del qualunquismo di bassa lega, o per meglio dire di bassa Lega. Padana.

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