La fatwa di Bagnasco ridimensionata da Papa Ratzinger – di Roberto Pepe

(14092011-MM11)- CITTA' DEL VATICANO, 14/09/2011 - UDIENZA GENERALE DI PAPA BENEDETTO XVI - FOTO PICCIARELLA/ {TM News - Infophoto} --------------------------------------------------------------------------- CRONACA days PAPA BENEDETTO XVI PONTEFICE SANTO PADRE RELIGIONE CATTOLICA UDIENZA GENERALE CITTA' DEL VATICANO JOSEPH RATZINGER *** Local Caption ***

Così concludevamo l’articolo del 27 settembre, con il titolo “LA FATWA DI BAGNASCO E LA NUOVA DC”: “Ma Papa Benedetto è d’accordo [nel lanciare quel monito morale] o per caso non gli ha ricordato, come ha fatto qualche altra volta con qualche altro Cardinale, di pensare ai penitenti nel confessionale?”. Abbiamo avuto la risposta. E’ arrivata  la conferma che quanto detto da Bagnasco è fortunatamente stato limato e sfrondato di tutte le personali allusioni dirette a Berlusconi, lasciando intendere che il monito moralistico sia indirizzato ad una classe politica “generica” più che ad un singolo elemento. C’è da pensare che la “scomunica” invocata da Repubblica sarebbe arrivata come il “tuono segue il baleno”.  Immaginiamo solo cosa sarebbe potuto venire fuori da quella “santa” bocca episcopale ed i danni che avrebbe potuto provocare nel far vagheggiare un inciucio “la Repubblica-Vaticano”.

Abbiamo avuto la conferma che la settimana precedente a Castel Gandolfo è avvenuto un Summit a tre, tra lo stesso Papa Ratzinger, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e Bagnasco, nel quale si sono concordati i contenuti della prolusione che si sarebbe dovuta tenere nei confronti del premier Berlusconi: una vera e propria denuncia durissima sugli scandali a sfondo sessuale resi noti dalle varie intercettazioni prodotte illegalmente dalla stampa italiana e da alcuni organi inquirenti politicizzati.

Il fatto che vi sia stata una riunione a “tre” ha l’indubbio significato di rappresentare la volontà papale di non lasciare alle varie Istituzioni od associazioni, o congregazioni vaticane, la gestione dei rapporti con i fedeli e con le autorità pubbliche straniere (italiane).  La volontà del Pontefice, infatti, è che di qui in avanti, segreteria di Stato vaticana e Conferenza episcopale italiana parlino una stessa lingua ufficiale, quella dello stesso Papa, o quantomeno, si tenda a moderare i toni e gli obiettivi delle denunce, mantenendole in un ambito strettamente ecumenico.

La tentazione di alcuni alti Prelati di interferire sulle “cose” terrene politiche è altissima, specialmente negli ultimi tempi, nei quali gli stessi cattolici sono frastornati e divisi tra centrosinistra con la Bindi e Franceschini, tra centro di opposizione con Casini e  centrodestra del PdL… In alcune Parrocchie sono (erano) esposte le bandiere della Pace, in altre sembra di sentire dal pulpito un comizio di Di Pietro, per non parlare dello stesso Bagnasco che invita a pagare le tasse; ad Assisi, per fortuna richiamata alla sottomissione vaticana, conduce il corteo per la pace Vendola che ha ultimamente inveito, definendo: vecchi “maschi” rincoglioniti, alcuni giornalisti; tempo fa a Favara l’arcivescovo di Agrigento, Montenegro (quello che aveva eliminato i Re Magi dal Presepe, perché "respinti alla frontiera") siccome non riuscì a trattenere la "rabbia" per quanto accadde rifiutò di officiare i funerali delle due bambine morte sotto il crollo della propria abitazione.

Sintomatico di questo richiamo nei confronti delle gerarchie vaticane è il fatto che il nostro grande Papa teologo, Ratzinger sia riuscito a cacciare via senza proroghe il  Cardinale Tettamanzi, che parecchie volte si è inserito maldestramente nelle faccende politiche italiane, criticandone le istituzioni.

Soltanto lo scorso luglio Mario Toso (segretario vaticano di Giustizia e pace), con il chiaro intento di predisporre una ipotetica nuova Balena bianca, aveva infastidito gli ambienti Cei, i cui rappresentanti stavano al lavoro, a loro volta,  per creare una nuova aggregazione pre politica. Anche allora Bertone, chiaramente su indicazione del Santo Padre, richiamò Toso facendo capire che da quel momento in poi egli avrebbe sostenuto soltanto un lavoro comune con la Chiesa italiana, che equivale a dire (speriamo): dare a Cesare quello che è di Cesare!

Non ci resta che sperare nel nostro Papa Ratzinger. Egli che vuole che i preti siano prima di tutto “preti”! Lunga vita a BenedettoXVI.

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