La fatwa di Bagnasco e la nuova Dc – di Roberto Pepe

Partiamo dalla conclusione del discorso politico del presidente della CEI, Cardinale Bagnasco, quando parla della presenza dei cattolici nella vita politica: “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni". Ora rileggendo il suo documento dall’inizio, si comprende che trattasi di un  lungo preambolo (contro il governo), che tende a giustificare un nuovo soggetto politico, cioè  un nuovo-vecchio partito, cioè una nuova edizione di DC, a cui impartisce, il Cardinale, la propria “benedizione” a fronte degli attuali soggetti politici depravati senza speranza.

Tutto l’impianto dell’accusa che ne consegue è chiaramente un susseguirsi di stantie e risibili denunce sui “comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”.  Non è la prima volta che il Cardinale rivolge al Paese questo richiamo: egli sa benissimo di toccare le corde  populiste di tutti gli oppositori del Governo e di qualche militante in imbarazzo,  stanco dei continui attacchi: “chiunque sceglie la militanza politica – afferma con enfasi moralizzatrice – deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”.

Silvio Berlusconi non viene mai nominato, eppure l’affondo non lascia spazio a dubbi. Anzi per comprovare la necessità di questo attacco al Governo, Bagnasco richiama ipotetici accorati appelli del popolo (vedi papesse richiedenti scomuniche de La Repubblica), addirittura parafrasando Vittorio Emanuele II: “Da più parti, nelle ultime settimane, si sono elevate voci che invocavano nostri pronunciamenti”. Incolpandosi di non aver denunciato prima questi truci comportamenti: “Forse che davvero è mancata in questi anni la voce responsabile del Magistero ecclesiale che chiedeva e chiede orizzonti di vita buona, libera dal pansessualismo e dal relativismo amorale?".

E’ una vera e propria sceneggiata integralista buonista che cade inesorabilmente nella critica morale individuale, quando, citando processi in corso di svolgimento, il Prelato afferma che esistono diversi livelli di vita che, se comprovati, sono difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. “Questi comportamenti licenziosi ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune, intaccando l’immagine dell’Italia nel Mondo”.

Dopo aver ripreso i cittadini che non pagano le tasse, il Presidente della CEI, alla fine apre proprio agli italiani affinché facciano di tutto per portare l’Italia fuori dal guado in cui si trova anche per un certo scoramento. "L’Italia non deve autodenigrarsi!".  Come se la denigrazione dell’Italia non fosse  principalmente frutto di “discorsi-processo” vaghi e tenebrosi, proprio come quello  sparato alle spalle del Governo dal Cardinal Bagnasco.

Tutto si risolverà, comunque,  come dicevamo all’inizio, facendo votare l’Italia per una rinata e risorta DC, magari con l’appoggio degli ex-scomunicati comunisti. Una sola domanda al Cardinale Bagnasco: Ma Papa Benedetto è d’accordo o per caso non gli ha ricordato, come ha fatto qualche altra volta con qualche altro Cardinale, di pensare ai penitenti nel confessionale?

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