La diaspora della destra – di Marco Zacchera

Ho “rubato” il titolo ad un ottimo articolo di Ernesto galli Della Loggia che sul “fondo” del 24 aprile del Corriere della Sera descrive in termini corretti la cocente sconfitta che la destra italiana ha auto-costruito in questi anni e verrà temo confermata dal voto europeo. La realtà è nota quanto amara: incapaci di andare d’accordo, vittime dei personalismi di troppi capetti, senza una guida politica decente, schierati pro o contro Berlusconi, contemporaneamente al governo e all’opposizione, la destra si è sciolta e si presenta in ordine sparso.

Un bilancio fallimentare e per cominciare bisognerebbe avere tutti il coraggio di ammetterlo, anche perché chi ha scelto una delle varie forze politiche che oggi si dicono di destra (o di centro-destra) per prima cosa sembra divertirsi ad accusare il prossimo con poca o nessuna autocritica.

C’è chi è andato nel Nuovo Centro Destra (sempre più centro e sempre meno destra), chi è rimasto con un Berlusconi che è sempre più ombra di se stesso, chi è approdato a “Fratelli d’Italia” – che ha pro-tempore ereditato il simbolo di AN – ed è sul filo di raggiungere o meno quel 4% che permetterebbe la presenza a Strasburgo, poi gruppi e gruppetti vari e infine c’è la Lega che per alcuni versi si sta dimostrando la più coerente di tutti, anche se rifugge dall’autocollocarsi a destra.

Un caos, insomma, senza che emerga un punto di riferimento, un leader, una volontà e capacità di aggregazione che si apra – soprattutto – ai nuovi scenari che nel mondo si riconoscono vicini ad un modo di intendere l’economia, la socialità, l’Europa, in termini che solo non molti anni fa prima il MSI-DN e poi Alleanza Nazionale rivendicavano come proprio DNA.

Amaramente la mia generazione deve ammettere il proprio fallimento: agli inizi degli anni ’90 eravamo orgogliosi della nostra diversità e rivendicavamo un ruolo di pulizia, trasparenza, decisione, alternativa ad un centro-sinistra egemone e pasticcione, corrotto e corruttore.

Alla prova dei fatti il contatto logico e consequenziale con Berlusconi ci ha sì fatto andare al governo, ma ci ha fatto perdere i contenuti e l’anima ed alla fine – se pur qualche “furbo” è più o meno sopravvissuto – certo abbiamo distrutto il nostro mondo e lo abbiamo anche tradito.

Ai diversi livelli ciascuno se la vede con la propria coscienza, ma è evidente che non basta dirsi “ma io ero, sono stato e sono diverso”, perché alla fine la mediocrità ha vinto e nel complesso abbiamo tolto al popolo italiano una speranza di rinnovamento che era ed è indispensabile.

Un discorso che ormai va anche letto in chiave storica come il ventennio di Gianfranco Fini che nel bene e nel male (e ci torneremo) ci ha fatti crescere e poi ci ha distrutti o – meglio – ci siamo voluti fare distruggere. Oggi per certi versi è addirittura di destra perfino Matteo Renzi come lo fu per un attimo Craxi, lo è Grillo che a tratti sembra il Bossi degli inizi.

Renzi propone cose scontate ma in fondo simili a quelle vendute dal Berlusconi “prima maniera” che però poi si arenò per la strada. E’ vero che il Cavaliere e il nostro governo fu subito contrastato al parossismo dai media e della magistratura, ma è anche vero che queste sono giustificazioni e – come giustamente scrive Galli Della Loggia – “la funzione di Berlusconi si è esaurita nel vincere” ed infatti non ha concretizzato quello scatto richiesto e offerto all’Italia al suo debutto.

Renzi e Grillo sono oggi per me due personaggi pieni di chiacchiere e demagogia, uno pulitino pulitino e l’altro demagogo di piazza, ma che sono anche visti come una novità o una speranza da moltissime persone deluse da tutti. Peraltro mi chiedo perché molte delle cose e riforme sostenute oggi da Renzi non si siano fatte quando eravamo al governo perché potevano (e dovevano) essere “riforme di destra”.

Ma il punto centrale dell’articolo sul Corriere conferma una verità: la destra ha tanti elettori ma poca gente di qualità che si occupi veramente della vita pubblica, che affronti la politica come missione e disinteressatamente, che creda nello Stato e non ne approfitti, che non abbia paura di essere eletta ed accetti la sfida e non sia “nominato”. Tra l’altro questa sembra essere una ossessione di Berlusconi che vuole intorno a sé solo fedelissimi (e fedelissime) purchè gli sorridano. L’“inciucio” con Renzi sulla nuova legge elettorale ne è una prova.

Non far crescere i migliori è un limite pesante in politica a livello centrale e ancora di più in periferia, dove una volta c’era lo “screening” obbligato delle preferenze. Questa mancanza obiettiva di classe dirigente capace l’ho sempre notata e poi, come sindaco, l’ho provata sulla mia pelle.

Che la probabile prossima sconfitta elettorale alle Europee serva almeno a far riflettere, a capire che bisogna faticosamente cercare di rimettere insieme i cocci, ma affidandosi a persone giovani e credibili soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Forse – in vista del voto del 25 maggio – il primo “collante” potrebbe essere quello di approfondire il tema di un’Europa che è diventata solo quella dei mercati e non più dei popoli, dove i banchieri comandano e non più le nazioni, dove la Germania ricca è egemone, il Mediterraneo povera periferia dell’impero.

Eppure senza riforme l’euro così non funziona più, senza trasparenza vince il grigio della burocrazia e della rassegnazione, altro che rilancio italiano! E’ troppo difficile ritornare a chiedere onestà, spirito e orgoglio nazionale, autonomia economica, lotta alla mafia dei vari privilegi, drastica riduzione dei costi della politica, volontariato solidale, semplificazioni e responsabilità, mani più libere per chi vuole investire, rilancio delle infrastrutture, valore del territorio e delle proprie radici, tutela sociale prima di tutto per gli italiani, una politica per l’immigrazione controllata?

Eccolo qui il programma semplice della destra, senza “se” e senza “ma”, ma chi alza la mano per crederci (e condividerlo)? Ma da questa crisi politica della destra c’è una speranza di venirne fuori?

Cerco di guardare alla situazione con obiettività estrema e allora l’unica che secondo me sembra avere spazi di miglioramento è Giorgia Meloni, che almeno ha dalla sua grinta, volontà ed una età per la quale guardare al futuro. Dobbiamo affrontare questa realtà e sarà un ragionamento da trattare più a fondo la prossima settimana.

*già deputato PdL (quota An), già sindaco di Verbania

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