La ‘caccia grossa’ di quei pm di Milano – di Leonardo Cecca

Da tempo gli italiani, almeno quelli che cercano di vedere i fatti senza l’offuscamento dell’invidia e/o peggio dell’ideologia politica, avevano intravisto nei comportamento della Procura di Milano qualcosa che non andava, in quanto troppo era il livore che emergeva in certi comportamenti ed in certe domande ridicole (vedasi il colore della biancheria e il desiderio di capire certi mogugni), che sembravano fatte per dare in pasto ai colpevolisti qualcosa di cui cibarsi.

Ebbene, ora per fatti e/o rancori personali tra pm della stessa procura, guarda caso tutti antiberlusconiani e, pertanto, secondo un certo "codice" credibili, salta fuori il bubbone: c’era in atto una caccia ai fascicoli del Cavaliere e addirittura alcuni interrogatori sarebbero avvenuti prima dell’assegnazione dei fascicoli stessi.

Anomalie pressochè analoghe, cioè caccia grossa alla titolarità dell’inchiesta, stando a quanto affermato da pm di spicco della stessa procura, sembrano caratterizzare anche il caso Expo. Non sto a soffermarmi su tale "caccia grossa" che, se accertata, è da definire semplicemente poco elegante se non incivile, considerato anche il calibro dei pm che hanno vuotato il sacco.

Per quanto sopra, credo che la cosa più saggia da fare è che questi personaggi si autosospendessero dall’esercizio del delicato lavoro e, se la cosa non dovesse avvenire spontaneamente, lo si faccia d’ufficio. Fino ad oggi, sulla "questioncina" milanese non si è sentito alcun commento del Capo dello Stato, che sia troppo impegnato a sostenere, in barba all’imparzialità che gli impone la Costituzione,   l’irreversibilità dell’euro e degli Stati Uniti d’Europa?

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