L’Italicum spacca il Pd, sarà scissione? ‘Solo Renzi può tenerci uniti’

La minoranza del Partito Democratico è sempre più critica nei confronti del segretario premier Matteo Renzi. Stefano Fassina, esponente della minoranza dem, in una intervista a Libero commenta l’incontro fissato per lunedì da Renzi con la minoranza Pd per incassare il via libera sull’Italicum: “Noi riteniamo che sia possibile chiudere in fretta, ma accogliendo alcune correzioni necessarie a un pacchetto che, tenendo insieme legge elettorale e Senato, introduce un presidenzialismo di fatto senza i necessari contrappesi. Un arretramento e uno squilibrio pesante per la nostra democrazia", "il premier preferisce l’esibizione muscolare, convocando una direzione inutile dove ha una maggioranza scontata".

Per Fassina "le continue forzature e la continua delegittimazione morale da parte del premier verso punti di vista diversi dei suoi, sono tutti indicatori chiari. Sono dimostrazioni di uno che preferirebbe che un pezzo di Pd se ne andasse, consentendogli di compiere un riposizionamento verso interessi più forti". E aggiunge: "Mi auguro che tutti coloro che sono convinti dell’opportunità e della necessità di fare dei cambiamenti, delle correzioni, lo facciano esplicitamente".

Della manifestazione di Landini di domani dice: "Andrò alla manifestazione e ci sarà certamente un pezzo di popolo democratico, ma dobbiamo preoccuparci anche di quel popolo democratico che come in Emilia non è andato a votare", "io penso che ci sia una vasta area elettorale e sociale che non si ritrova nel Pd guidato da Renzi perché è un partito che dimentica chi è in difficoltà, è il partito dell’establishment che dà priorità agli interessi dei più forti".

In una intervista ad Avvenire, Gianni Cuperlo, leader della Sinistra dem, interviene alla vigilia della Direzione del Pd che mira a blindare l’Italicum: "Che il segretario detti la linea è del tutto ragionevole. Altra cosa è cristallizzare i rapporti di forza del congresso e dire ‘si fa così e chi non è d’accordo guardi pure altrove’. Perché un partito non è una ditta né una caserma, ma una comunità che discute e cerca le sintesi migliori. Non nel nome dell’unità, che pure qualcosa conta, ma nell’interesse di riforme efficaci".

Del progetto di Landini dice: "Con la sua iniziativa occupa uno spazio vuoto e un deficit di rappresentanza. L’ansia che ho io, come sinistra del Pd, è recuperare un legame con quel mondo che oggi non si sente visto e rappresentato da noi".

Interviene poi sullo spinoso capitolo delle primarie del Pd: "Se guardo ad Agrigento mi chiedo se siano primarie del Pd o di altri. Metto in fila i titoli, Liguria, le polemiche sulla Campania, lo scandalo di Mafia Capitale. Penso che serva una legge di attuazione dell’articolo 49. Vorrebbe dire regole certe e trasparenti per la democrazia nei partiti e un controllo dal basso sulle scelte e attività".

Roberto Speranza, in una intervista a Repubblica, alla vigilia della cruciale Direzione del Pd sull’Italicum, cerca di buttare acqua sul fuoco: "Ragioniamo di alcune modifiche all’Italicum. La palla è in mano a Renzi. A questo punto l’unità può costruirla solo lui". "Ipotizzare di uscire dalla segreteria e dal governo non sta né in cielo, né in terra. Io non sono diventato renziano, né lo diventerò. Eppure si può essere ‘non renziani’ giocando fino in fondo la sfida del Pd e del governo".

Di fronte alla posizione dei bersaniani pronti a non votare l’Italicum se non verrà modificato precisa: "Lavorerò fino alla fine per un’intesa", "non è il mio modo di procedere quello degli ultimatum, delle minacce e dei veti. Poi alla fine ciascuno di noi valuterà l’esito di questo processo". E nota che "il fatto nuovo è che il Patto del Nazareno non c’è più. Si può mettere mano all’Italicum per migliorarlo. A quel punto sarà possibile un rapido passaggio a Palazzo Madama", "se scegliamo il metodo Mattarella, non servirà il soccorso di FI perché il Pd voterà compattamente la riforma". Speranza indica la necessità di "ridurre i nominati, con una quota massima per partito. Oggi chi vince elegge 100 deputati bloccati su 340. Per chi perde, paradossalmente sono quasi tutti bloccati".

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