JP Morgan, mea culpa Dimon: manager temono per bonus

Jamie Dimon, il superbanchiere di Wall Street passato quasi indenne dalla crisi dei ‘subprime’ e uno dei piu’ spavaldi protagonisti della finanza a stelle e strisce, chiede scusa e promette di andare fino in fondo nello scandalo che ha investito la sua Jp Morgan. Tanto che i suoi manager temono che l’assemblea dei soci possa cancellare il 50% dei bonus, mentre Washington affila le armi nella sua offensiva per dare un giro di vite al ‘proprietary trading’, le operazioni di borsa fatte dalle banche in conto proprio, non per intermediare ordini dei clienti.

Il maxi-buco da due miliardi di dollari registrato dalla banca sul trading in conto proprio fu un ‘terribile, oltraggioso errore’ per il quale ‘quasi non ci sono scuse’ e ‘la banca dovra’ pagarne il prezzo’, dice Dimon ai microfoni della Nbc. Parole mai sentite prima da uno dei piu’ celebrati banchieri americani, capace di portare Jp Morgan a scalare una montagna di utili, e di bonus per i suoi banchieri, anche nei momenti piu’ difficili degli ultimi cinque anni. Ma incapace di rendersi conto di quello che stava esplodendo quando, nelle scorse settimane, le operazioni della ‘Balena di Londra’ stavano per causare una maxi-perdita che potrebbe salire a tre miliardi, e secondo qualcuno sollevare il velo su operazioni spericolate che sono pratica frequente nei grattacieli di New York, Londra e altre capitali finanziarie.

Mi ero ‘completamente sbagliato’, dice Dimon intervistato nella trasmissione ‘Meet the Press’ riferendosi a quanto aveva affermato ad aprile, quando aveva bollato il clamore creato dal ‘buco’ una ‘tempesta in un bicchier d’acqua’. Allora – spiega il banchiere – non conosceva le dimensioni del problema. Lo hanno costretto a fare ammenda gli azionisti, cui ha causato uno scivolone del 10% del valore delle azioni. La stampa finanziaria ha iniziato a scavare, e si e’ scoperto che la ‘Balena di Londra’, il trader francese Bruno Iksil protagonista delle operazioni, era autorizzato dall’alto: stava facendo trading sui derivati del credito per coprire i rischi dovuti all’esposizione della banca verso i mercati europei.

E’ stato fin troppo facile, per Dimon, spiegare che la banca stava facendo trading non per fare utili, ma per ripararsi dai rischi finanziari. Non tutti sono d’accordo con lui a Washington: Carl Levin, un agguerrito senatore democratico, e’ convinto che ‘non si trattava di attivita’ per ridurre i rischi. Al contrario, li hanno aumentati’. Levin e’ convinto che le banche perderanno il braccio di ferro con il presidente Obama che sta cercando di imporre la ‘Volcker Rule’, un giro di vite proprio sul ‘proprietary trading’. La lobby finanziaria ha intenzione di utilizzare una serie di cavilli – Levin ne e’ convinto – per esentare dalla stretta normativa operazioni come quelle fatte dalla ‘Balena’ londinese. Ma paradossalmente proprio l’errore di Jp Morgan rischia di spianare la strada alla stretta voluta da Obama.

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