Iva deprimente – di Ricky Filosa

Credo che l’aumento dell’Iva sia una delle scelte peggiori che questo governo potesse fare. Mi rendo conto che per quanto riguarda l’economia l’operato dell’attuale esecutivo è davvero deprimente. L’aumento dell’Iva e’ sbagliato perche’ colpisce tutti, non solo i più ricchi, e provoca allo stesso tempo un calo dei consumi. E’ lo stesso ragionamento che aveva fatto il presidente Berlusconi, dalla Sardegna. Anche l’Umberto nazionale aveva espresso lo stesso concetto. Eppure, l’Iva e’ stata aumentata. Che diamine sta accadendo a questo governo? E perche’ non vengono tolti quattrini a chi ne ha di più, perche’ non si pensa una volta per tutte a ridurre – per davvero, pero’! – i tanti sprechi che esistono nel sistema italiano?

ItaliaChiamaItalia l’aveva scritto a suo tempo: aumentare l’Iva sarebbe stata una boiata pazzesca. Va bene, il nostro quotidiano online non e’ il Giornale ne’ Libero, tanto meno ha quel potere di persuasione che puo’ avere il Corriere della Sera; il sottoscritto non si chiama ne’ Maurizio Belpietro ne’ Vittorio Feltri, eppure la nostra piccola-grande battaglia l’abbiamo portata avanti con coraggio. Pubblicando allo stesso tempo le opinioni, le denunce delle varie associazioni di consumatori. A cosa è servito? A nulla. Come del resto a nulla sono servite intere pagine di quotidiani nazionali che avevano lanciato lo stesso allarme: occhio, con l’Iva non si puo’ scherzare, non tocchiamo quel tasto perche’ rischiamo grosso. Fra le altre cose, si rischia una grossa e incontrollata speculazione sui prezzi finali dei prodotti. Cosa che, puntualmente, in maniera troppo prevedibile, e’ successa. E allora? Siamo delusi. Delusi da un governo che aveva promesso che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani e invece l’ha fatto; certo, la crisi e’ fortissima e a mali estremi estremi rimedi. Ma era davvero l’unica soluzione possibile quella dell’aumento dell’Iva? Perche’ non si punta ad una vera lotta agli sprechi, al taglio degli stipendi di parlamentari e politici in generale, all’eliminazione dei contributi statali all’editoria – a tutti i giornali, non solo a qualcuno -, all’abolizione di certi finanziamenti a pioggia che servono solo a regalare soldi a pochi privilegiati, senza garantire comunque un concreto rilancio dell’economia? Perche’ non guardiamo quanto ciuccia la casta sindacale, perche’ non andiamo a vedere a quanto ammontano gli stipendi dei grandi menager pubblici? Perche’ un commesso della Camera dei Deputati deve guadagnare tre o quattro volte più di un operaio, se la maggior parte del suo tempo lo passa giocando con l’iPhone (l’ho visto con i miei occhi)?

In mezzo a tutto questo, si perde tempo a parlare surrettiziamente di Forza gnocca o Forza gay (si’, perche’ la sinistra e’ tornata a marciare sulla strada dei matrimoni fra omosessuali). Peccato. Peccato perche’ l’Italia avrebbe davvero bisogno di porre rimedio alla crisi dilagante e non servono le mille voci fuori dal coro che sparano proposte a raffica sui media se poi non si trova la giusta sintesi; occorrono misure drastiche e strutturali che responsabilizzino tutti i cittadini, in misura proporzionale al reddito e al patrimonio. A proposito, la patrimoniale? Perche’ non si mette in campo una scelta del genere? Da far valere per i grandi patrimoni, e da mettere sul piatto come contrappeso ai sacrifici che si chiedono ai povericristi?  Non possiamo credere a chi continua, come Gianfranco Fini, a vedere lo zampino del Cavaliere in ogni mossa, a chi dice che un provvedimento cosi’ non si fa perche’ colpirebbe anche Silvio Berlusconi e la sua montagna di denaro. E’ incredibile il parossismo che si ha contro il premier: non si riforma la giustizia perchè c’entra lui, non si fa la patrimoniale perchè c’entra lui, in questo Paese tutto quello che si fa o non si fa è colpa sua. E che lo dica poi uno che ha abusato del patrimonio del suo partito è proprio una provocazione per chi le cose se le ricorda bene.

E’ anche vero che troppo spesso, in politica, si continua a pensare al proprio tornaconto personale e non al bene generale; e finchè si dice che la giustizia sia il pallino del premier, si può anche essere d’accordo, lo sarebbe per chiunque fosse così perseguitato. Ma che il Berlusca non faccia la patrimoniale per tutelare se stesso, è semplicemente ridicolo. La patrimoniale fa paura agli evasori, a quelli che non pagano le tasse su case, barche, auto di lusso e beni di valore non denunciati. Berlusconi è il primo contribuente italiano, e il suo patrimonio è sotto gli occhi di tutti: siamo certi poi che preferirebbe donare a qualche organizzazione noprofit la montagna di soldi che gli ha sottratto il suo eterno rivale De Benedetti, e che non si tirerebbe indietro nemmeno su un’eventuale rinuncia a quello che riceve come premier. Non è uno spilorcio, e si è visto nei mille rivoli delle inchieste che lo riguardano. Le domande piuttosto sono altre: ma perchè tutti vogliono i suoi soldi? perchè è l’unico ricco così odiato? è odiato per quello che fa o per quello che ha? Domande retoriche, specialmente l’ultima.

ricky@italiachiamaitalia.com

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