Italicum, minoranza Pd insiste: ‘noi così non lo votiamo’. Serracchiani, ‘allora fiducia inevitabile’

"Se non ci saranno novità, oggi alla riunione dei gruppi tutta la minoranza credo voterà contro la relazione di Renzi". Lo afferma il deputato bersaniano Alfredo D’Attorre in una intervista alla Stampa in merito alla battaglia della minoranza Pd sull’Italicum. E sul voto in Aula precisa: "Immagino che l’ala più dialogante farà un supplemento di riflessione, io sono convinto che dobbiamo essere coerenti con l’impegno preso. Si tratta di una materia di rango costituzionale, su cui non può esserci una rigida disciplina di partito: se non c’è condivisione, ognuno deve essere coerente con i propri convincimenti", "fino a votare i nostri emendamenti migliorativi e, se sono bocciati, a votare contro. Abbiamo detto in tutte le salse che l’Italicum cosi com’è non è votabile: sarebbe poco comprensibile se tutto si risolvesse con una ritirata".

Del ricorso alla fiducia dice: "Mi sembra un’ipotesi impossibile, e grave anche solo il fatto che se ne parli. Se oggi, alla riunione, il governo sgombera quest’ipotesi dal terreno, allora si può spostare il confronto in Aula. Altrimenti, personalmente non sono orientato a fare passi indietro neppure in Commissione", "sarebbe incomprensibile farsi sostituire senza la certezza di poter discutere in Aula".  

In una intervista al Corriere della Sera il bersaniano Davide Zoggia chiede al premier Renzi di aprire uno spiraglio alla minoranza Pd: "Noi non caliamo le braghe, anzi. Nell’assemblea del gruppo voteremo no, dimostrando che un centinaio di deputati di Area riformista tengono il punto. Qui non pesa solo il merito, conta molto anche l’atteggiamento di Renzi. Noi abbiamo il compito di tutelare Roberto Speranza. Ha avuto coraggio e gli dobbiamo il massimo supporto. Il documento promosso dal capogruppo, che ha raccolto novanta firme, era un appello accorato, rimasto senza risposta". 

"Io riconosco la leadership di Renzi, l’ho già detto e lo confermo. La nostra posizione, uscita dalla riunione nella sala Berlinguer, è chiara. Al segretario chiediamo rispetto, ma non rompiamo", "saremo corretti, trasparenti e determinati. La lealtà deve essere reciproca. Noi non faremo filibustering in commissione e giocheremo a viso scoperto in Aula, senza furbizie tattiche. Però il segretario non deve calpestarci, come fossimo una banda di masnadieri disperati. Deve riconoscere, almeno, che la nostra posizione ha cittadinanza nel partito". Del ricorso alla fiducia dice: "Sarebbe uno strappo gravissimo. Solo nel 1923 e nel 1953 la legge elettorale fu approvata col voto di fiducia e non furono bei periodi quelli che seguirono. Sono convinto che, per rispetto del Parlamento, la fiducia non verrà messa".

Debora Serracchiani, però, fa sapere che se le cose stanno così, allora la fiducia sarà inevitabile. "Se le posizioni della minoranza rimarranno inamovibili – spiega la vicesegretaria Pd – non c’e’ alternativa alla fiducia".

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