Italiani nel mondo, Venezuela: 36enne italiana sequestrata da un gruppo armato

Sequestrata una connazionale a Maracaibo, nello Stato Zulia. Si tratta di Gina Silvana Bortolotti, 36 anni, intercettata mercoledì da quattro malviventi armati di fucili d’assalto all’uscita dall’autoricambio “Autorepuestos Bonino” di proprietà del padre, in cui lavorava come impiegata.

Secondo quanto dichiarato alla ‘Voce’ dal Console d’Italia a Maracaibo, Fernando Curatolo, che appena saputo della tragedia ha telefonato a casa Bortolotti, i delinquenti non hanno ancora preso contatto con i familiari della donna per chiedere un riscatto. La vittima è madre di due bambini, di 12 e 14 anni.

Stando alle testimonianze raccolte e alla ricostruzione fatta dalla Commissario Odalis Caldera, responsabile dell’ufficio “Seguridad y orden Público” dello Stato Zulia, tutto è avvenuto velocemente.

Dopo la chiusura del negozio specializzato nella marca Fiat, poco dopo le 18, la connazionale sarebbe salita a bordo della sua automobile, una Honda CR-V dorata targata PAM 67R parcheggiata lì vicino, nella strada Santa Elena 86A con Avenida 13, quartiere Belloso. Subito la sua portiera veniva urtata da una Trail Blazer verde dalla quale sarebbero scesi quattro uomini con armi da guerra, due di loro incappucciati, alcuni in tuta mimetica e altri vestiti di nero forse per sembrare un gruppo insurgente e intimorire maggiormente la vittima. La madre di Gina, Silvia Bortolotti, che stava salutando la figlia all’uscita dell’autoricambio, sarebbe stata subito presa con la forza e buttata al suolo. Uno dei malviventi gli avrebbe schiacciato la testa a terra con uno stivale mentre gli altri, con la minaccia delle armi, obbligavano la Bortolotti a salire sulla loro vettura e a sdraiarsi sul sedile posteriore.

L’urto delle due auto richiamava la curiosità dei due impiegati dell’autoricambio e dei passanti che però venivano dissuasi dall’avvicinarsi da alcuni colpi di AK 47 sparati in aria dai sequestratori.
A quanto sembra, la vettura dei sequestratori era parcheggiata da più di mezz’ora davanti ad un negozio vicino, il “Pastelitos Pipo”. I delinquenti l’avrebbero messa in moto e fatta partire a tutta velocità una volta che la Bortolotti si trovava a bordo del suo veicolo, subito preso di mira. L’automobile, rubata a marzo nella città di Valencia, è stata abbandonata nella strada 87 Veritas, tra Santa Rita e Bella Vista, a pochi metri dal luogo del sequestro, e sostituita con un’altra.

La madre della vittima: “Liberate Gina, non abbiamo i soldi per pagare un riscatto”

“Per favore, liberate mia figlia, non abbiamo soldi” ripete incessantemente ai giornalisti Silvia Bortolotti, madre della connazionale rapita. Anche la Commissario Odalis Caldera si dice stupita della tipologia di vittima scelta dai sequestratori. "La cosa strana è che l’autoricambio in cui lavorava Gina Bortolotti è un negozio familiare, è gente che vive giorno per giorno – ha spiegato -. Non godono di una posizione economica importante".

Gina Silvana Bortolotti si è separata due anni fa e ora vive sola con i suoi due figli, di 12 e 14 anni. Studiava Nutrizione e Dietetica ma ha dovuto lasciare gli studi per farsi carico dell’autoricambio del padre, la cui salute si era deteriorata. "Il mio Nino (il padre di Gina) ha avuto un ictus tre anni fa ed è rimasto molto tempo ricoverato in ospedale – racconta Silvia Bortolotti -. La copertura dell’assicurazione sanitaria è finita in pochi giorni e abbiamo dovuto vendere praticamente tutto quello che avevamo per poter coprire le spese. Non abbiamo più niente, attualmente viviamo con i crediti che ci concedono le imprese, non abbiamo denaro per pagare un riscatto". Poi l’ultimo messaggio ai rapitori e alla figlia: "Ai sequestratori: vi benedico nel nome di Cristo e vi chiedo che per favore liberiate mia figlia, non fate del male alla mia piccola, vi prego. E a mia figlia dico di stare tranquilla perché Dio non ti abbandonerà, uscirai bene da tutto questo, devi solo essere forte e tutto finirà bene".

Proseguono le indagini

L’Esperto Antisequestro dell’Ambasciata d’Italia, contattato dalla cognata della vittima, si è prontamente attivato e prosegue le indagini in collaborazione con gli agenti del Cicpc (Corpo di investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche) dello Zulia, in testa il Comandante Juan pablo Morroy.  "Noi abbiamo l’Esperto antisequestro, poi ci sono gli organi preposti delle autorità venezuelane che hanno molta esperienza e sanno bene come agire", spiega speranzoso il Console Curatolo. Commissioni dei diversi corpi di polizia hanno circondato il settore Tierra Negra, dove vive la connazionale, per evitare che i sequestratori escano dall’area con la vittima. La famiglia Bortolotti non era mai stata oggetto di estorsione e nessuno dei suoi membri aveva ricevuto minacce.

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