Italiani nel mondo, Torna l’incubo dell’abolizione della Circoscrizione estero

Altro che "non se ne parlerà più". La questione legata alla soppressione della Circoscrizione estero c’è, non è stata dimenticata, e anzi ora la si vuole riproporre "con urgenza".

I fatti: Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, ieri sera, dopo il Consiglio dei ministri, ha annunciato che il Cdm ha sciolto le intese rispetto alla riforma costituzionale dello scorso luglio ed è stata dichiarata l’urgenza per poterla trasmettere alle Camere. Il testo di riforma costituzionale, si legge sulla agenzia Ansa, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 luglio, era stato presentato dallo stesso ministro Calderoli e prevede il dimezzamento dei parlamentari, la nascita del Senato federale e la cancellazione della circoscrizione estero.

La bozza Calderoli sarà trasmessa ai due rami del Parlamento per dare il via all’iter legislativo, e secondo il ministro leghista ci vorrà poco più di un anno perché la bozza divenga legge.

Potete immaginare la reazione dei vari protagonisti del mondo degli italiani all’estero. A farsi sentire prima di tutti è Eugenio Marino, responsabile del dipartimento Italiani nel Mondo del Partito Democratico, secondo il quale il governo punta a "staccare la spina" in maniera definitiva agli italiani nel mondo. "Dopo due anni di tagli lineari e politiche di smantellamento che hanno ridotto in uno stato di coma le strutture e i rapporti tra l’Italia e gli italiani nel mondo, ora il Governo si avvia a staccare definitivamente la spina. È inaccettabile che si continui ancora ad accanirsi con i cittadini italiani all’estero senza voler accettare che essi sono parte integrante del nostro Paese e volano di sviluppo economico e culturale in un mondo globalizzato nel quale i paesi avanzati valorizzano i concittadini all’estero. È ora di fare chiarezza e dire una volta per tutte se questo Governo vuole avere un rapporto reale o no con questi connazionali e di avviare una riflessione seria e a 360 gradi su questo rapporto, senza tentare pericolose e superficiali fughe in avanti come quella imposta dalla maggioranza al Senato sulla legge di riforma del CGIE e che deve invece avere un iter diverso alla Camera”.

In conclusione, "non si può pensare di chiudere i consolati, ridurre drasticamente il numero dei Comites, cambiare la ragione sociale del CGIE, abolire la Circoscrizione estero e imporre il quasi azzeramento delle risorse economiche parlando di ‘riforme’, poiché tutto ciò – sottolinea Marino – corrisponde alla volontà di un massacro”.

A colloquio con ItaliaChiamaItalia, Marino torna anche sulla questione dei 10 milioni di euro per gli italiani nel mondo promessi dal Sen. Juan Esteban Caselli e, attraverso Caselli, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Dove sono finiti i 10 milioni promessi agli italiani nel mondo? Era un impegno, o solo uno dei soliti annunci? Perchè se era un impegno, vogliamo capire cos’è successo. Se invece si è trattato di un annuncio e basta, di una promessa al vento, allora ne prenderemo atto. Ma diteci come stanno le cose".

Ma l’attenzione ora è tutta sulla questione legata all’abolizione della Circoscrizione estero. Già a luglio ItaliaChiamaItalia l’aveva scritto chiaro: Circoscrizione estero addio. Alcuni parlamentari eletti all’estero, poi, si erano affrettati a dire: no, "il governo ha soppresso la soppressione della Circoscrizione estero", che non si tocca. Lo aveva assicurato per esempio Raffaele Fantetti, senatore del PdL eletto nella ripartizione estera Europa, quello che ha preso il posto di Nicola Di Girolamo, il senatore finito dietro le sbarre perchè accusato fra le altre cose di essere stato "eletto" con i voti della ‘ndrangheta. Eppure non sembra che il ministro Calderoli abbia smentito o sia tornato sui propri passi. Anzi, ora la questione verrà ripresentata "con urgenza". Questo al momento è lo stato delle cose. Cercheremo di andare a fondo e di capire qual è la verità. Ma una cosa è certa: l’argomento abolizione Circoscrizione estero torna sul tavolo con prepotenza, e non è certo un bel segnale per il mondo dell’emigrazione.

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