Italiani nel mondo, quali promesse elettorali? – di Marco Basti

 

Ci sono buone possibilità che alla fine il voto politico si tenga insieme alle regionali del Lazio, della Lombardia e del Molise, secondo quanto si può intravedere dal comunicato diramato dal Quirinale alla fine della riunione di giovedì scorso tra il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e i presidenti del Senato Renato Schifani, della Camera Gianfranco Fini e del governo Mario Monti. Le condizioni poste dal Presidente della Repubblica per accettare un anticipo di poco più di un mese sulla data di scadenza naturale della legislatura, sono l’approvazione della legge di Stabilità, per mantenere bloccati i conti dello Stato ed evitare futuri sorpresivi aumenti della spesa che vanificherebbero i sacrifici fatti finora, e l’approvazione di una nuova legge elettorale. Il nuovo Parlamento dovrà eleggere il successore di Napolitano, il cui mandato scade il 15 maggio.

 

Di fronte a questo panorama, si sono accelerate le manovre, gli annunci, le mosse, le facce da poker o, meglio, già che siamo in Argentina, da “truco”, gioco amato in questo paese quanto il “mate”. Ma mentre movimenti, partiti e unioni parlano di candidati e alleanze – e su tutto questo informeremo nei prossimi giorni – ci permettiamo di disturbare un attimo i candidati della politica nostrana per invitarli ad una riflessione su quelli che sono i temi che ci riguardano e sulle promesse che faranno durante la campagna elettorale, che nei fatti è già partita. E lo facciamo con la speranza di vedere durante la campagna elettorale, un vero e proprio dibattito sui temi che ci riguardano.

A questo proposito ci limitiamo a poche, brevi domande, su temi notissimi, ma sui quali comunque ci vorrebbe una seria presa di posizione. Cosa pensano, cosa prometteranno durante la campagna elettorale e cosa faranno effettivamente se saranno eletti, una volta in Parlamento, i nostri eletti, su temi quali la cittadinanza italiana, la rete consolare, l’assistenza e la pensione, i rapporti economici, la diffusione della lingua e la cultura italiana, la struttura di rappresentanza delle comunità italiane all’estero? Continueremo a insistere sul passaporto italiano per tutti i nostri discendenti, senza limitazioni, senza condizioni, senza far conoscere a loro cosa significa essere italiani?

La trasmissione della cittadinanza ai discendenti è una gran bella cosa se chi diventa cittadino è consapevole, minimamente, di cos’è l’Italia, di cosa significa cultura italiana, se sa cosa hanno costruito gli italiani emigrati in questo Paese. “Fierezza di Italiani” era il titolo di un bellissimo libro scritto nel 1991 da due americani – Carl Pescosolido e Pamela Gleason – che avevano un antenato italiano. E’ un canto alle meraviglie del genio italiano, dall’epoca dei Romani fino al giorno d’oggi e si conclude con un capitolo dal suggestivo titolo di “America Italiana”, dedicato a quanto hanno fatto gli italiani negli Stati Uniti. Ci sono libri – circa una diecina – che raccontano cosa hanno fatto gli italiani in Argentina, specialmente quelli emigrati fino agli anni ‘30 del secolo scorso. Non ci sono però libri, ma nemmeno politiche – nè italiane nè delle strutture della nostra comunità – che mettano in risalto i tanti motivi per essere fieri di essere cittadini italiani. Essere cittadini argentini e allo stesso tempo cittadini italiani è una ricchezza, è un privilegio, è avere una marcia in più. Ma se non lo diciamo, se non lo mettiamo in evidenza perché ci sia consapevolezza del suo valore, la cittadinanza, o il passaporto italiano, come viene conosciuto comunemente nella società argentina, continuerà ad essere soltanto una  chiave per un accesso più facile all’Ue o agli Usa, e niente più.

Quindi cosa pensano, cosa prometteranno e cosa faranno i futuri parlamentari su questo tema? Molto legato a questo problema, è il tema della rete consolare. E’ vero che l’America meridionale in genere è stata risparmiata dalle chiusure di sedi consolari decise soprattutto in Europa, ma essa era insufficiente già in partenza, vista l’estensione dei nostri paesi e il numero di cittadini italiani qui residenti. Negli ultimi anni c’è stato un importante cambiamento, ancora in corso, per offrire  servizi consolari sempre più informatizzati, quindi senza necessità, almeno in teoria, di tanto personale e con  sempre nuove facilitazioni per limitare gli spostamenti dei cittadini verso le sedi consolari e le attese, file,  turni, ecc. Un processo ancora in atto, ma che non tiene in conto soprattutto una larga fascia di anziani che non hanno accesso o dimestichezza con l’informatica e quindi hanno comunque bisogno di recarsi nei consolati. Naturalmente se il numero di cittadini è in costante aumento, anche le risorse messe a disposizione dei consolati per dare loro servizi dovrebbero aumentare di pari passo. Purtroppo non solo non aumentano, ma vengono ridotte. Cosa pensano, cosa prometteranno e cosa faranno i futuri parlamentari su questo tema?

Altri due temi riguardano uno la solidarietà – l’assistenza – e l’altro un diritto: la previdenza. Nel primo caso, come in genere su tutti i fondi delle politiche per gli italiani all’estero, le risorse sono state ridotte. Alcune domande da farsi su questo tema sono: quanti sono i connazionali che hanno bisogno di aiuto? La grande crisi del 2001  in Argentina è alle spalle. Anche se si vede una nuova tempesta all’orizzonte, è chiaro che non sarà come quella dell’inizio del secolo. Bisogna ricordare che nel dramma di quegli anni, l’Italia è stata molto vicina ai connazionali più bisognosi e anche a tanti argentini, con aiuti e donazioni. Dovere di riconoscenza, direbbe qualcuno, ma non tutti hanno sentito l’obbligo di aiutare. Per questo è necessario ricordare e ringraziare l’Italia. Negli ultimi anni però, visto che i fondi erano sempre meno,  e che la situazione delle strutture di assistenza argentine avevano superato la crisi, si è deciso di affidare al Pami o ad altre strutture pubbliche, tutti gli italiani che avessero in qualche modo la possibilità o il diritto di ricevere tale assistenza. Alcuni, purtroppo, hanno sofferto molto, ma la scelta si è resa necessaria a causa delle ristrettezze del bilancio italiano. Si può continuare cosí? E’ giusto giocare sulla pelle dei meno fortunati tra gli emigrati? L’Italia deve e può continuare ad aiutare? E fino a quando? E fino a chi?

Diverso il discorso per quanto riguarda la pensione. Ci sono almeno due problemi: uno la parametrazione, che in modo arbitrario stabilisce indici per decidere a seconda dei paesi a quanto equivale la pensione da pagare; l’altro, nuove forme di riduzione del numero di beneficiari che potrebbero scattare l’anno prossimo.  E’ chiaro che la pensione è un diritto maturato in base a certe condizioni, per cui, chi andrà a Roma, farebbe bene a difenderlo, senza però fare promesse su cose che non si possono promettere. Perché anche se sarebbero giuste, oggi non ci sono le condizioni minime, economiche ma anche politiche, neanche per proporle.

Abbiamo detto sopra che su questi temi ci vorrebbe una seria presa di posizione da parte di candidati e liste. La serietà è necessaria se vogliamo che effettivamente qualcuno ci ascolti a Roma e per cambiare l’immagine che, a torto o a ragione, hanno di noi. Siamo una comunità che ha dei problemi, ma che ha tanto da offrire all’Italia, specialmente in momenti di incertezza come quello che sta vivendo oggi il Belpaese. E’ bene che i candidati lo sappiano e lo mettano in risalto.

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