Italiani nel mondo, Porta (Pd): Senza Comites o Cgie, eletti all’estero inutili

Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella ripartizione estera Sud America e residente in Brasile, intervenendo nel corso dell’audizione del Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Elio Carozza, e di una delegazione del Comitato di Presidenza del massimo organo di rappresentanza degli italiani all’estero, ha voluto ribadire l’importanza di mantenere i tre livelli di partecipazione democratica degli italiani nel mondo.

“Condivido in pieno l’appello del CGIE al governo, e oggi al Parlamento, per il mantenimento – sia pur in una prospettiva di riforma e di adeguamento al quadro istituzionale in evoluzione – degli attuali tre perni della rappresentanza italiana nel mondo: Comitati degli Italiani all’Estero, Consiglio Generale e delegazione parlamentare”.  “Senza gli organismi di base (i Comites) e il livello intermedio (il Cgie) risulterebbe improduttiva, inefficace, se non inutile anche la nostra funzione di parlamentari eletti all’estero”. 

“Il decreto con il quale il governo ha deciso di rinviare le elezioni di questi organismi al 2014 è sbagliato nel merito e soprattutto nel metodo – ha aggiunto l’eletto all’estero – e ciò proprio in ragione del mancato coinvolgimento di questi livelli istituzionali di rappresentanza, a partire dallo stesso Parlamento”. “Per questi motivi – ha proseguito l’On. Porta – condivido l’altro appello rivolto oggi alla Commissione Affari Esteri dal Segretario Generale del Cgie: quello volto a ripristinare in pieno l’attività del Comitato Permanente degli Italiani all’Estero, sospesa a causa delle dimissioni da parlamentare del suo Presidente, On. Marco Zacchera”. 

“La mancanza del Comitato priva il Parlamento di un essenziale organismo di confronto e approfondimento relativo alle tematiche degli italiani nel mondo – ha concluso il parlamentare del Partito Democratico – oltre a prestare il fianco all’esistenza di trattative e negoziati estranei alla normale dinamica parlamentare, spesso all’origine di tanti errori ed incomprensioni nel rapporto tra governo e Parlamento”.

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