Italiani nel mondo, Palazzo Madama dice sì a Senato federale e fa fuori gli eletti all’estero

Con 153 voti a favore, 136 contrari, 5 astenuti il Senato ha dato ieri il primo contestatissimo via libera al Senato federale e alla contestuale eliminazione dei senatori eletti all’estero. Dibattito infuocato in Aula, con Lega e Pdl che votano a favore dell’emendamento che istituisce il Senato federale, con il senatore Vizzini che rassegna le dimissioni da relatore perché il testo approvato dall’Aula contraddice quanto esaminato e votato in Commissione Affari Costituzionali.

In mezzo, un dibattito serrato cui intervengono, tra gli altri, anche i senatori D’Alia, Fantetti e Micheloni per avere chiarimenti sugli eletti all’estero che spariscono dal Senato che, secondo l’emendamento approvato, sarebbe formato da 250 senatori eletti a suffragio universale e diretto su base regionale (nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei, il Molise ha due senatori e la Valle d’Aosta uno), cui si aggiunge la partecipazione di un rappresentante per ogni Regione eletto da ciascun consiglio o assemblea regionale fra i propri componenti all’inizio di ciascuna legislatura regionale.

Un contingente che dovrebbe votare in materie di legislazione concorrente ovvero di interesse degli enti territoriali, ma senza essere membri del Parlamento e senza ricevere indennità. Al contrario, come i senatori, ad essi si applicherebbe la prerogativa dell’insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, come previsto dalla Costituzione.

Come accennato, durante il dibattito D’Alia (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) ha chiesto chiarimenti sui senatori eletti all’estero: "potremmo trovarci nella paradossale situazione in cui la Camera dei deputati, secondo la votazione che abbiamo fatto la scorsa settimana, vede una riduzione del numero dei parlamentari cui si associa una riduzione del numero dei deputati eletti all’estero, ma comunque un loro mantenimento, mentre emergerebbe dalla formulazione del testo che il Senato non vedrebbe senatori eletti all’estero. Volevo allora capire se è un refuso oppure se si tratta di una proposta precisa, perché credo sia giusto anche per i colleghi senatori eletti all’estero qui presenti avere ben chiaro ciò di cui ci stiamo occupando e su cui siamo chiamati a votare".

Stessa cosa ha fatto il senatore Fantetti (PdL): "in attesa di ricevere un’interpretazione definitiva, sollecitata anche dall’illustre collega, presidente D’Alia, vorrei significare a quest’Assemblea, anche per conto del senatore Giordano, che per noi appare dirimente il fatto che, nella suddivisione delle competenze tra le Camere, sia pur sempre garantita – nella Camera che si riterrà più coerentemente esposta agli interessi della rappresentanza degli italiani all’estero – una consistenza numerica in linea con quella già in essere, o per lo meno in linea con quella prevista nella bozza della Commissione affari costituzionali, che prevedeva una riduzione più o meno proporzionale a quella prevista per l’intera Assemblea. Si tratta dunque di un numero che rispetti una fascia compresa tra i 12 membri previsti dalla Commissione affari costituzionali e i 18 attualmente presenti. Sulla ripartizione delle funzioni delle Camere, ci rimettiamo alla decisione delle Aule, ma è per noi inderogabile che sia rispettata questa consistenza".

Boscetto (PdL) è quindi intervenuto a sostegno dell’emendamento, ma anche per assicurare Fantetti che "la questione dei senatori all’estero verrà risolta in un seguito del provvedimento e non in questa sede. Certamente non dimenticheremo la rappresentanza estera, anche se potrebbe diventare una rappresentanza applicata per intero alla Camera e non per i quattro membri indicati per il Senato. La questione però – lo ripeto – dovrà essere valutata in futuro".

Senatore Pd Micheloni ha sostenuto che "se si voleva aprire un dibattito sulla presenza della circoscrizione Estero nell’una o nell’altra Camera, la proposta era legittima. Altrettanto legittimo è pensare che avrebbe avuto più senso la presenza, in un Senato federale, di rappresentanti delle comunità all’estero come un territorio a sé che partecipa ad un dibattito sui territori. Dunque, farlo in questo modo mi sembra assolutamente inaccettabile. Pertanto, per favore, prima di passare al voto, vorrei una risposta alla domanda che ha posto il presidente D’Alia, anche perché, come ho detto quando abbiamo parlato della Camera, lavorare sulla riforma della Costituzione in questo modo a me fa venire i brividi".

La questione rimane senza risposta, l’emendamento passa senza eletti all’estero. Il provvedimento torna ora in Commissione per l’esame degli emendamenti in tema di presidenzialismo e per la nomina di un nuovo relatore, che sostituirà Vizzini.

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