Italiani nel mondo, Noi inutili italiani all’estero – di Arturo Curatola

Apparentemente il titolo potrebbe apparire offensivo, ma non lo è sicuramente: vediamo il perché. In termini economici, si considera utile tutto ciò che possa servire o sia utilizzabile in qualche forma, e ovviamente, “contrario sensu”, ciò che non serve non è utile. Il tramite e la consegna della cittadinanza italiana, spesso funziona solo come un atto amministrativo, senza una rilevanza pubblica e senza un beneficio per l’Italia. A molti interessa solo il passaporto europeo: ottenere la cittadinanza italiana è l’unico passo obbligato per ottenerla, come se fosse una qualsiasi tessera che permetta di entrare gratuitamente in uno stadio di calcio e utilizzare le installazioni con tutti i diritti, senza alcun costo e soprattutto senza nessun amore per la propria squadra. Nel paragone con la cittadinanza italiana, questo stesso concetto si vede favorito per la gratuità e per l’anonimato col quale viene disposta la cittadinanza a quanti sono nati all’estero. Sì, ci sono migliaia di cittadini italiani all’estero, ma possiamo dire che siano realmente portatori di cittadinanza italiana?

È stato detto che tutti dovremmo sapere chi sono coloro che ottengono il riconoscimento come italiani, e che diverrebbero quindi eredi e portatori della storia italiana e della sua partecipazione alla civiltà, riconoscendo altresì lo sforzo compiuto dai nostri emigrati  attraverso i quali è stato ricevuto questo diritto, quello di “sentire l’orgoglio di essere italiano”. Frettolosamente, alcuni si oppongono a che la concessione della cittadinanza avvenga con un atto pubblico in nome della “privacy” (o diritto alla privatezza); ma sarebbe una situazione facilmente superabile se venisse dato al beneficiario l’opzione, all’inizio della pratica, che la sua cittadinanza italiana sia comunicata con un atto pubblico o privato.

Attualmente vi sono cittadini italiani col desiderio e con l’orgoglio di esserlo, altri che lo sono al solo scopo di avere il beneficio di poter viaggiare e passare attraverso i controlli di polizia e dogana con maggiore facilità, per il fatto di essere cittadino dell’Unione Europea, anche se spesso non comprendono neppure cosa gli viene chiesto; altri ancora perché non saranno considerati “sudisti” quando cercano un impiego nella stessa Comunità Europea. Però viene da domandarsi quali siano i benefici per lo Stato italiano per la concessione della cittadinanza: c’é da immaginarsi che non sono poi molti, salvo i pochi Comuni che vedono crescere i loro iscritti e dei pochi euro che ricevono per l’imposta, oltre all’aumento del numero degli elettori che i partiti politici sperano di poter ottenere per i propri candidati nella Circoscrizione Estero e per ricevere un importo per ogni voto in più. Se lo si vede dall’altra parte, allo Stato italiano aumentano i costi, in quanto devono essere tenute in conto le necessità dei Consolati, e poi l’aumento del lavoro amministrativo e gli eventuali aiuti per i bisognosi.

Oggigiorno però, la realtà italiana è cambiata ed è pressante un aggiustamento dei costi statali. I politici e gli economisti, con “carta penna e calamaio” iniziano a domandarsi se oggi è necessaria una Circoscrizione Estero, che in molti casi – per i partiti politici tradizionali – comporta solo uno o due senatori e deputati in più. E dunque, quante cittadinanze italiane si potrebbero ancora conferire? Perché dare ulteriori passaporti italiani a chi non rappresenta i valori culturali e politici italiani? Sicuramente politici ed economisti stanno pensando di adattare le leggi italiane sulla cittadinanza al solo “Jus sanguinis”, come pensa tutta l’Europa. Risparmiamo, dicono gli “Illuminati”! Cominciamo a tagliare dall’estero, già che sono poco utili! Noi, io stesso e tutti voi che mi leggete, dobbiamo cambiare questo punto di vista e dobbiamo esaminare, come cittadini italiani a tutti gli effetti, come poter attivare la nostra concreta relazione con l’Italia per poter far valere i nostri diritti e i nostri obblighi verso la nostra seconda patria. Attualmente, per l’Italia siamo solo un numero; non siamo né qualificati, né riconosciuti come essenza operativa.
Ossia, in Italia non si rendono conto che in questo numero vi sono molte realtà: vi sono medici, artigiani, artisti, impresari, giornalisti, docenti, studenti, professionisti di tutti i tipi ed anche, si, operai specializzati e pensionati. E vi sono anche politici con potere politico nel loro paese d’origine, dei quali l’Italia potrebbe approfittare per una fruttuosa collaborazione!

Rivolgendomi a tutti i cittadini italiani residenti all’estero, insisto nel dichiarare che non siamo solo una quantità “X” di cittadini! Dobbiamo dare a questo numero un nome proprio, con le qualità e la forza che ci caratterizzano e che si connettono con i nostri pari in Italia. In realtà è lo Stato italiano che dovrebbe eliminare questa maniera uniforme di considerare i cittadini italiani all’estero e convertire le persone in una rete di relazioni e determinare un mutuo arricchimento personale ed istituzionale! Per caso, non siamo tutti cittadini italiani? Non abbiamo forse, pur con le nostre differenze, valori e principi simili? In definitiva, i cervelloni italiani dovrebbero approfittare di questa reale forza che siamo noi, cittadini italiani all’estero!

In Argentina, dove ci sono così tanti cittadini italiani che sono Ministri della Salute, dell’Economia, della Giustizia, dell’Educazione, del Medioambiente, dello Sviluppo Sociale, della Sicurezza, delle Infrastrutture, della Relazioni Esterne; dove vi sono Governatori di Stati facenti parte della Federazione Argentina, Senatori e Deputati nazionali e provinciali e Ambasciatori; dove vi sono imprenditori delle più diverse aree di produzione (costruzioni, autoveicoli, tessili, grafici, commercio, ecc.) e della politica impresariale e sindacale, occupando posizioni elevate nelle stesse organizzazioni…  Si potrebbero riempire pagine e pagine di prestigiosi nomi di cittadini italiani che rivestono posizioni di elevata responsabilità e che per l’Italia sono solamente un numero in una Circoscrizione Consolare! Talvolta le crisi economiche possono rivelarsi un’opportunità e l’attuale crisi italiana potrebbe essere il colpo di timone affinché l’Italia inizi a valorizzarci come reali operatori nei diversi settori e che possono contribuire a superare questa difficile situazione economica. Ma in primo luogo si deve tener presente una vera “Banca dati” dei cittadini italiani all’estero! Occorre sapere chi siamo, cosa facciamo e in che modo possiamo essere utili! Dovrebbero, i politici, ritrasmetterci il valore di essere cittadini italiani residenti all’estero e non solo avere un elenco di quanti possiedono un passaporto! E non considerarci come un carico inutile che ha solo delle necessità! Se avranno la capacità di considerarci realmente come siamo si sorprenderanno di quello che stiamo facendo e di quello che potremmo fare per l’Italia. Ci facciano sentire realmente orgogliosi di essere partecipativi, riconoscendoci come utili cittadini italiani!

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